A soli 7 mesi dall’apertura di Cibus 2027, non ci sono più stand liberi, un risultato che premia l’ente Fiere di Parma e la sua città. Parliamo della Fiera dell’Agroalimentare, riferimento assoluto in tutto il mondo, un appuntamento imperdibile per tutti gli addetti ai lavori.
La fiera dell’agroalimentare italiano, in programma a Parma dal 4 al 6 maggio, ha assegnato a ottobre il 92% dello spazio espositivo. Tutte le aziende leader hanno confermato il ritorno, insieme ai consorzi DOP e IGP. Si attendono 3.000 brand e 3.500 buyer da 80 Paesi, con un’attenzione speciale per la Corea del Sud. Tra i temi della prossima edizione ci sono il caffè, la bakery, la confectionery e il fuori casa.
Un aperitivo italiano nel cuore di Parigi





Per annunciare i primi numeri, Fiere di Parma ha scelto Parigi e lo ha fatto a modo suo, con un bicchiere in mano. La presentazione si è svolta durante “The Italian Aperitivo”, il format itinerante ospitato questa volta nella sede dell’Automobile Club de France. All’organizzazione hanno partecipato ANUGA COLONIA (Koelnmesse) e il Consorzio Parmigiano Reggiano DOP. In sala c’erano 300 ospiti e metà di loro erano top buyer internazionali, cioè proprio le persone a cui una fiera come questa deve piacere.
Le fiere non sono più solo vetrine
I numeri arrivano in un momento in cui il ruolo delle grandi manifestazioni sta cambiando. Una volta servivano soprattutto a mettere nella stessa stanza chi vende e chi compra. Oggi funzionano sempre più come strumenti di politica industriale: sostengono le filiere, aiutano a conquistare mercati nuovi e accompagnano le imprese quando decidono di guardare oltre confine.
La casa del Made in Italy agroalimentare
Cibus non ha mai nascosto la propria identità. È il luogo dove si danno appuntamento le filiere, i territori e le produzioni certificate italiane, e da qualche anno lo fa con un respiro sempre più internazionale. Nel 2027 saranno presenti 18 Regioni e oltre 50 realtà fra Consorzi DOP, IGP e STG. Le produzioni certificate saranno uno dei temi portanti dell’edizione, con un calendario di appuntamenti, approfondimenti e dimostrazioni sul legame tra origine, filiera e mercato.
Il punto di vista di Antonio Cellie

Sul momento del settore, Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, ha detto:
“L’Italia sta rafforzando la propria centralità nel food business internazionale perché può contare su una combinazione difficile da replicare: una filiera agroalimentare forte, territori produttivi riconoscibili e due piattaforme come Cibus e TUTTOFOOD capaci di trasformare questa base industriale in relazioni di mercato e attrazione internazionale. La competizione non si gioca più soltanto tra singole manifestazioni, ma tra sistemi fieristici che sempre di più diventano infrastrutture di mercato, strumenti attraverso cui le imprese diversificano gli sbocchi commerciali e presidiano geografie più complesse”.
Quanto pesa il sistema fieristico italiano
Le cifre di AEFI danno la misura del fenomeno. L’Italia è la quarta potenza fieristica al mondo e la seconda in Europa, con più di 4,2 milioni di metri quadrati di superficie espositiva. Il comparto produce 22,5 miliardi di euro di impatto economico sui territori e dà lavoro a circa 203.000 persone. Nel 2025 la superficie venduta è salita del 5%. C’è poi un dato che parla da solo: le imprese che vanno in fiera crescono quasi il doppio di quelle che non lo fanno.
Italia e Francia, stessi prezzi, consumi diversi
Il confronto con la Francia aiuta a capire quanto le fiere possano incidere sulla tenuta dell’agroalimentare. Secondo le elaborazioni su dati Eurostat, OCSE e istituti statistici nazionali, fra il 2019 e il 2025 l’inflazione alimentare cumulata è stata del 25,9% in Francia e del 27,4% in Italia. La pressione sui prezzi è stata quindi simile, ma i risultati no. I consumi alimentari domestici sono cresciuti dell’1,2% oltralpe e del 5,6% da noi. I consumi fuori casa sono scesi in entrambi i Paesi, del 9% in Francia e solo del 4% in Italia.
Anche l’export conferma il quadro. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari italiane hanno superato i 72 miliardi di euro. Nei primi mesi del 2026 il clima internazionale si è complicato, eppure le vendite all’estero sono rimaste più o meno sui livelli dell’anno precedente.
Cosa si vedrà tra i padiglioni
Ci saranno, come sempre, i settori storici di Cibus: formaggi e latticini, carne e salumi, surgelati e freschi, bevande, dolciario, prodotti da forno ed eccellenze regionali. La novità più netta riguarda però l’Horeca, da sempre una vetrina di grande prestigio per l’Authentic Italian Food & Beverage. L’attenzione andrà soprattutto alle catene di ristorazione commerciale, che avranno una grande convention dedicata e progetti e percorsi pensati per gli operatori del settore. Spazio anche all’onboard catering, cioè ai pasti serviti in volo e sulle navi da crociera.
Piccoli produttori e prodotti premium
Per chi lavora nell’ospitalità di livello, la fiera curerà ancora di più i segmenti specializzati. “Specialty Selection” raccoglierà una selezione di micro-produttori italiani di eccellenza pensata per il retail specializzato e per l’horeca di qualità. “Bellavita Expo” porterà invece la sua lunga esperienza nella promozione dei prodotti premium italiani sui mercati esteri.
Premi, Private Label e fresh convenience
Oltre all’area espositiva ci sarà un programma di premi e approfondimenti dedicato ai mestieri e ai cambiamenti della distribuzione alimentare. I riconoscimenti saranno almeno cinque. Tra questi c’è il “Gran Premio del Formaggiaio”, organizzato dalla Guilde de Fromagers per i professionisti del banco formaggi e i gastronomi specializzati.
Tornerà anche la “Cibus Link Arena”, realizzata con Cibus Link di PR Italia Edizioni. Ospiterà un osservatorio europeo sulla Private Label, che per Cibus è uno dei pilastri dell’offerta. Oggi oltre il 65% degli espositori ha in catalogo linee white o private label. Il loro know-how, costruito lavorando con un retail italiano molto esigente, viene messo a disposizione dei mercati internazionali più diversi. Un secondo osservatorio si occuperà di fresh convenience e metterà a confronto l’esperienza italiana con le best case internazionali.
Uno sguardo a TUTTOFOOD 2028
La crescita di Cibus fa parte della strategia food più ampia di Fiere di Parma, che comprende anche TUTTOFOOD Milano. Nel 2028 la fiera milanese avrà 30.000 metri quadrati lordi di spazio in più, circa 15.000 netti.
All’estero TUTTOFOOD ha avviato una partnership con APAS, Associação Paulista de Supermercados. L’obiettivo è costruire un rapporto stabile con l’America Latina e portare il Brasile tra i Paesi focus dell’edizione 2028. Debutterà anche The Global Date Experience, che porterà a Milano i grandi produttori di datteri dell’area MENA. Si parlerà delle qualità del dattero come ingrediente di prodotti trasformati complessi e nella ristorazione premium.
