Giacomo Bullo e la Gastrofilia: storia di un cuoco diventato narratore


Ci sono persone che il cibo lo cucinano e altre che lo raccontano. Poi c’è chi ha fatto entrambe le cose e, a un certo punto, ha sentito il bisogno di una parola nuova per dire quello che prova. Giacomo Bullo sta in quest’ultima categoria.

Prima di tutto, la cucina

Prima della scrittura e delle relazioni pubbliche c’è stato il lavoro in cucina. Bullo ha fatto il cuoco, e il suo modo di guardare il cibo nasce lì: dalla parte di chi lo tocca, lo pulisce e lo trasforma. Gli anni ai fornelli gli hanno dato confidenza con la cucina tradizionale, quella dei gesti ripetuti e delle ricette che si imparano più a occhio che a memoria.

Il foraging, ovvero andare a cercare

La svolta meno prevedibile è arrivata fuori dalla cucina, tra prati e boschi. Il foraging nostrano è la raccolta di erbe, germogli e piante spontanee. Molti in Italia lo conoscono solo di sfuggita, magari ricordando la nonna che tornava dalla campagna con un mazzo di tarassaco. Per Bullo è diventato un campo di studio vero. Ha scoperto ingredienti che al mercato non si trovano e sapori amari, resinosi, selvatici, che costringono a ripensare il proprio rapporto con quello che si mette nel piatto. Da quell’esperienza è uscito con una conoscenza del cibo più larga e meno scontata.

Quando il cuoco comincia a raccontare

Oggi chi lo legge lo conosce soprattutto come narratore. Nei suoi testi il cibo non è mai solo un soggetto da recensire. C’è rispetto, c’è curiosità e c’è l’affetto di chi sa quanto lavoro sta dietro un piatto. Le sue storie si leggono su Passione Gourmet, di cui è contributor. A questo si aggiunge il lavoro con Le Guide de L’Espresso.

“Gastrofilia”: una parola ancora da scrivere

Qui arriva la parte più personale. Bullo è convinto che esista qualcosa chiamato “Gastrofilia“. Sui dizionari, almeno per ora, non la troverete. Nel suo modo di vedere le cose, però, ha un senso preciso, e molti dei suoi racconti sono un tentativo di darle dei confini.

Non si tratta di essere golosi, né di saperla lunga sui ristoranti. La Gastrofilia, per come la descrive lui, è la voglia di scoprire, esplorare, cucinare e poi raccontare attraverso il cibo. Tiene insieme le tre cose che hanno segnato la sua strada (la cucina, la raccolta spontanea, la scrittura) e ne fa un’unica attitudine. Il titolo con cui è stato presentato, la ricerca della gastrofilia perduta, fa pensare a Proust e rende bene l’idea di un lavoro che non finisce mai.

L’invito, alla fine, è per chi legge: guardare il cibo con occhi diversi e lasciare che l’appetito cresca strada facendo. Let’s do it!


Il lavoro con ALMA, alle porte di Parma


Sul fronte professionale Bullo è Communication & PR Manager di ALMA – la Scuola Internazionale di Cucina Italiana. La scuola ha sede nel Palazzo Ducale di Colorno, vicino a Parma, città che l’UNESCO ha riconosciuto come Città Creativa della Gastronomia, in piena Food Valley. Per chi arriva dai fornelli, curare la comunicazione di un posto che forma cuochi e sommelier da tutto il mondo è un modo di restare vicino alla cucina, anche se dall’altra parte del bancone. scuolacucina

Da Mestre a Parma, passando per Padova e Reading

Le origini sono venete: Bullo è di Mestre e ha frequentato il Liceo Classico Marco Polo. Gli studi lo hanno portato prima all’Università degli Studi di Padova, in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani, poi in Inghilterra, alla University of Reading, dove ha studiato International Relations. Sembra un percorso che con la cucina non c’entra nulla. Eppure l’abitudine a leggere contesti e culture diverse si sente anche quando scrive di un piatto. Oggi vive a Parma.

Chi vuole seguirlo lo trova su Instagram come giacomobu e su passionegourmet.it, nella pagina che raccoglie i suoi articoli.