Il Titanic, Garibaldi e lo zar: settanta menù d’epoca a Mercanteinfiera Autunno con Franco Chiarini e Giulio Fano

Franco Chiarini

Il 5 novembre 1981, alla Guildhall di Londra, sui tavoli c’era un libretto chiuso da un nastro bianco e rosso, con la foto di Carlo e Diana in copertina. Erano passati tre mesi dal “matrimonio del secolo”, e appena due ore prima di quel pranzo Buckingham Palace aveva fatto sapere che la principessa del Galles aspettava il primo figlio. Un cartoncino stampato per un’unica occasione, che oggi conserva il ricordo di quella giornata meglio di tante fotografie.

Da qui parte “Un mondo di menù”, la mostra collaterale che Mercanteinfiera Autunno ospita a Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre 2026, dentro uno dei principali appuntamenti internazionali per antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo.

Chi ha messo insieme la collezione

Franco Chiarini

Giulio fano

A curarla sono Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi, per Garum, Biblioteca e Museo della Cucina e Menu Associati, la più grande associazione al mondo di collezionisti di menù e anche la più attiva nello studiarli e farli conoscere. Su circa quattrocento originali, ne sono stati scelti una settantina, provenienti dalle principali raccolte pubbliche e private. Si va dal più antico menù a stampa che si conosca, del 1803, fino a pezzi recenti: il pranzo che Casa Artusi offrì al presidente Napolitano il 7 gennaio 2011, oppure quello legato al viaggio di Papa Francesco a Cuba per il faccia a faccia con il patriarca Kirill.

Con la mostra esce anche il catalogo “Un mondo di menù. Storia, grafica e gastronomia nei menù d’epoca”, con la prefazione del professor Alberto Capatti, premiato ai Gourmand World Cookbook Awards 2025.

ACADEMIA BARILLA

C’è anche Barilla, con Academia Barilla e la sua collezione storica di menu, un archivio che mostra come sono cambiate nel tempo la cultura gastronomica e la società. In mostra alcuni degli esemplari più rari della raccolta, come primo assaggio di un percorso nella storia della tavola attraverso documenti e oggetti di valore storico.

Un foglio che doveva durare un pomeriggio

Il senso del progetto lo spiega bene Matteo Ghirighini: “Un menù è un documento storico a tutti gli effetti. Nasce per accompagnare un pranzo, ma può raccontare molto più del cibo: restituisce il contesto sociale, politico e culturale di un’epoca. Un foglio destinato a durare poche ore può attraversare i secoli e diventare una fonte preziosa per leggere la storia. Il progetto nasce per dare al menù una dignità storica, oltre che di testimone della gastronomia: un documento politico, sociale, linguistico, diplomatico, a volte persino geopolitico. A volte il modo migliore per comprendere un’epoca non è osservare il campo di battaglia o la sala del potere, ma leggere ciò che veniva servito a tavola mentre il mondo stava cambiando”.

Dove comincia tutto: Dover Street, 1803

Accanto ai settanta pezzi c’è una sezione didattica con le prime edizioni di testi antichi sulla nascita del menù come oggetto a sé. Qui si trova il più antico menù privato noto: il pranzo che Sir H. Williamson diede nella sua casa londinese di Dover Street il 16 marzo 1803. Poco più in là, un documento delle feste per lo Statuto Albertino: un pranzo alla russa per cinquanta persone, offerto dal corpo decurionale di Torino il 1° marzo 1848.

L’ultima sera normale del Titanic

Alcuni menù hanno fermato l’istante subito prima della svolta. Uno degli ultimi del Titanic, servito poche ore prima dell’affondamento, il 14 aprile 1912, dice molto su come si mangiava a bordo: nella cucina principale lavoravano un centinaio di persone tra cuochi e aiutanti, e si arrivava a seimila piatti al giorno tra passeggeri ed equipaggio. Lo chef, Charles Proctor, era il più pagato a bordo dopo il comandante Edward Smith. Su quel cartoncino il naufragio non c’è. C’è l’ultima serata tranquilla di una nave che tutti credevano impossibile da affondare.

Lo zar e il suo menù lungo un metro

Stessa sospensione nel menù per l’incoronazione di Nicola II, a Mosca, il 26 maggio 1896. Misura quasi un metro, porta la firma del pittore Viktor Vasnecov e fu messo davanti a ciascuno dei settemila invitati. Calligrafia e simboli antichi servivano a raccontare un Impero russo millenario e senza fine. Pochi anni dopo, la Rivoluzione l’avrebbe spazzato via.

Parigi assediata, con lo zoo in pentola

Altri menù, invece, la crisi la stanno vivendo. Quello preparato a Parigi nei primi giorni del 1871, con la città ancora circondata dalle truppe prussiane, elenca in cornice i prezzi dei generi alimentari del momento, cani e topi inclusi. Senza rifornimenti e con il razionamento al massimo, ai parigini toccavano cento grammi di carne al giorno, che voleva dire soprattutto cavallo e pesce salato. Quando finì anche quello, alcuni dei pochi ristoranti rimasti aperti passarono agli animali dello zoo, cucinati con tutte le regole dell’alta cucina francese.

Garibaldi a Londra, mezzo milione ad aspettarlo

Il menù del banchetto londinese del 21 aprile 1864 in onore di Giuseppe Garibaldi fotografa il momento in cui l’eroe dei Due Mondi diventa una figura internazionale. In città lo aspettavano circa cinquecentomila persone, il sindaco gli consegnò la cittadinanza onoraria e perfino il futuro Edoardo VII andò a salutarlo di nascosto. Alla regina Vittoria, che non si spiegava tanto entusiasmo, Benjamin Disraeli rispose: “Quello, Maestà, è oggi l’individuo più potente del mondo perché si riconosce in lui l’assoluta purezza. Egli è ciò che dice e dice ciò che fa senza contraddizioni e debolezze.”

La firma del Vate a Fiume

Tra politica e letteratura c’è il foglio scritto a mano con la dedica autografa di Gabriele D’Annunzio all’VIII Battaglione Bersaglieri ciclisti, datato Fiume, 18 ottobre 1919. Basta quella firma perché un pezzo di carta d’uso comune diventi una testimonianza dell’impresa fiumana.

Nobile, il Norge e un posto per Titina

E poi c’è chi torna a casa. Il 4 settembre 1926, a Calcinato, nell’azienda agricola Il Brolo, si festeggiano Umberto Nobile e l’equipaggio del dirigibile Norge, appena rientrati dal primo sorvolo accertato del Polo Nord. Sul cartoncino ci sono le firme di tutti gli ospiti e lo schema dei posti, compreso quello per Titina, la cagnolina di Nobile. I piatti venivano tutti dal territorio bresciano: una filiera corta prima ancora che qualcuno la chiamasse così.

Casa Savoia e la fine del francese a tavola

Tra i menù delle famiglie reali ci sono quelli dei matrimoni di Casa Savoia, insieme a quelli di Carlo e Diana e di William e Kate. Anche qui si legge un cambiamento: fino al 1911 i menù ufficiali dei Savoia erano in francese, allora la lingua comune della gastronomia e dell’alta società in Europa. Fu un editto di Vittorio Emanuele III a imporre l’italiano nei menù ufficiali del Regno, anche se la cosa andò per le lunghe: la regina madre continuò a farsi scrivere i menù in francese fino alla fine dei suoi giorni. Solo dagli anni Venti, tra crisi economica, guerra e autarchia, nei menù italiani comincia a farsi strada quella che oggi chiamiamo cucina nazionale.

Gorbaciov, Cossiga e il giorno dopo il Muro

L’ultimo pezzo della selezione è il menù del primo pranzo ufficiale che il presidente Cossiga offrì a Michail Gorbaciov, il giorno successivo alla caduta del Muro di Berlino. Un equilibrio mondiale che si chiude, rimasto impresso sul cartoncino di un pranzo di Stato.

La voce di Mercanteinfiera

“I menù sono oggetti nati per esaurire la propria funzione nell’arco di poche ore. Il collezionismo li sottrae a questa apparente precarietà e permette loro di continuare a parlare. Sulla stessa pagina convivono il gusto di un’epoca, le gerarchie sociali, il linguaggio del potere, le relazioni diplomatiche e persino le trasformazioni di un’identità nazionale. Un mondo di menù mostra bene come la storia non si depositi soltanto nei grandi monumenti o nei documenti ufficiali, ma anche negli oggetti più fragili della vita quotidiana. Mercanteinfiera è il luogo in cui queste tracce disperse tornano a comporre una geografia del tempo e a offrirci nuovi strumenti per leggere il presente”, dice Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera.

Le altre mostre in fiera

“Un mondo di menù” è una delle mostre collaterali della 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno. Nello stesso programma ci sono “Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi”, curata da Flavio Dassenno e Luigi Blesio, con gli strumenti musicali extraeuropei raccolti dal collezionista bresciano; “Ricami di storia: il fazzoletto tra moda, memoria e galateo”, a cura di Ilaria Dazzi e Simona Palo, che attraversa tre secoli di cultura materiale tra fazzoletti da sposa, nobiliari e della Grande Guerra; e “Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana”, curata dal Museo della Telefonia Pubblica di Leonmario Moretti e dedicata alle cabine telefoniche.

Vintage Photo Parma, libri e manifesti

Quest’anno debutta anche Vintage Photo Parma, il 3 e 4 ottobre: una nuova sezione curata con Fabio Castelli e dedicata alla fotografia vernacolare, anonima e vintage. L’edizione d’autunno porta inoltre una sezione speciale di libri e manifesti d’epoca, in collaborazione con Luca Cena.

Negli stessi giorni, Greenitaly

Dal 7 al 9 ottobre 2026, mentre Mercanteinfiera è in corso, Parma ospita anche Greenitaly, Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio. Più che una fiera di settore, è un punto di riferimento scientifico e culturale per il verde in tutte le sue forme, dove il florovivaismo di qualità dialoga con architettura, ricerca e arredo per esterni. Al PalaVerdi si snoda un percorso botanico fatto di spazi espositivi, aree tematiche e conferenze con esperti, con la natura al centro del modo in cui si progetterà il paesaggio di domani. Per qualche giorno, il quartiere fieristico di Parma diventa il cuore autunnale della riqualificazione e del design del paesaggio a livello internazionale.

Franco Chiarini