Passaporto digitale. E se il prodotto potesse parlare?

DPP passaporto digitale di prodotto videata Antares Vision Group

Il passaporto digitale: non delle persone, ma dei prodotti, con informazioni trasparenti per i consumatori. Perché se è vero che il consumatore deve essere al centro dell’innovazione, questa innovazione dev’essere semplice da usare. Come se il prodotto potesse parlare. Anzi, come se potesse parlarci direttamente.

Quindi, un QRcode per conoscere origine, materiali e caratteristiche dei prodotti. Per UCI – Unione Consumatori Italiani, la sfida è mettere i cittadini nelle condizioni di acquistare con maggiore consapevolezza, grazie a informazioni accessibili e verificabili.

Già imparare da sigla – DPP, cioè Digital Product Passport – è un primo passo e sapere che il passaporto digitale di prodotto è regolato dalle normative europee è un passo ulteriore, dal punto di vista dei consumatori.

Quante volte usiamo i QRcode di prodotto?

Quante volte, vedendo un QRcode stampato su un prodotto, lo inquadriamo e lo consultiamo? Eppure è lì per noi. Certo, ora come ora, spesso serve per accedere a un concorso, a un video, ad altre offerte e non necessariamente all’identikit del prodotto.

E quante volte, prima di acquistare un prodotto ci chiediamo da dove viene, come è stato realizzato e se tutto quello che la confezione dichiara è vero e come funziona, se del caso, il riciclo?

In futuro, sempre più, tutto questo sarà contenuto in un QRcode e basterà naturalmente uno smartphone per accedere a questi dati. Implicito che i dati devono essere verificabili.

Di normative, piattaforme agevolanti per il passaporto digitale e di qualità dei dati si è parlato in un recente incontro a Milano, dal titolo Oltre il brand: l’identità digitale del prodotto.

Digital Product Passport oltre il brand relatori Milano

Il pluri-tema è stato esplorato con i contributi di Armando Garosci, Direttore Largo Consumo, Fabio Forestelli Ceo Antares Vision Group Italia, Avv. Massimiliano Albanese Segretario Federale UCI, Avv. Silvia Elia Legal Counsel, Public Affairs Netcomm, Walfredo della Gherardesca CEO Genuine Way e creatore della piattaforma DEOPP (Digital Engagement Omnichannel Product Passport), Mattia Assanelli General Manager Service e Supply Chain Transparency di Antares Vision Group, Angelo Riccaboni Professore ordinario di Economia aziendale e Presidente Santa Chiara Lab, Università di Siena.

DPP, packaging del futuro. Oltre il brand, dal punto di vista del consumatore

«Il packaging del futuro avrà una doppia dimensione», ha spiegato l’Avv. Massimiliano Albanese, Segretario federale di UCI – Unione Consumatori Italiani. «Una dimensione fisica e una digitale. La confezione continuerà a contenere e proteggere il prodotto, ma attraverso un semplice codice potrà diventare una porta di accesso alla sua storia ed alla sua identità. Un’innovazione di straordinaria portata, che può generare un approccio completamente nuovo alle scelte di consumo, molto più consapevole».

Ma, ancora più importante «Il passaporto digitale non deve essere il passaporto del produttore. Deve diventare il passaporto del prodotto agli occhi del consumatore»

DPP e filiera olearia

A proposito dei settori di studio e applicazione più vantaggiosi e consistente delle piattaforme e sperimentazione di passaporto digitale di prodotto, si parla della cosmesi e dell’agrifood e, all’interno di questo, della filiera olivicolo-olearia, case-history e focus proprio di Antares Vision Group. Da assaggiatrice di olio e da Donna dell’Olio, non posso che esserne contenta e attenta.

(in copertina, presentazione Antares Vision Group)

Daniela Ferrando