La Necessità di un Confronto Trasparente
Sulla scia della puntata di REPORT intitolata “Truffle Land” di Lucina Partenesi del 1 febbraio 2026, è arrivato il momento di sedersi attorno ad un tavolo e affrontare con onestà questioni che da anni rimangono irrisolte. Come sottolinea da anni Bruno Cingolani, pur riconoscendo la preparazione di figure istituzionali come Carbone, quando la politica pretende di comandare la natura e controllare i fatturati, diventa necessario un confronto serio. Un confronto che non può più vedere protagoniste le solite lobby prive di competenze specifiche.
Servono gli addetti ai lavori, i veri competenti, persone che da anni si battono quotidianamente per la qualità autentica. Da domenica si è sentito di tutto, ma non si arriva mai al punto centrale della questione.
Il Problema delle Certificazioni
Una domanda sorge spontanea: ha senso continuare a coinvolgere persone che non sono addetti ai lavori? Chi si occupa di buste paga, assicurazioni e altre attività non può essere considerato la persona giusta per giudicare la qualità del tartufo.
La questione più grave riguarda le certificazioni: come è possibile che al centro della fiera del tartufo si continui a certificare un prodotto spacciandolo per tartufo di Alba quando in realtà proviene da altre regioni? Dove sono le fiamme gialle quando si tratta di bloccare questi giudici incompetenti? Sembrano pronti solo a controllare ristoranti e bar, mentre questo sistema andrebbe abolito da anni.
Una Proposta di Classificazione Regionale
Perché non si introduce una classificazione dei tartufi in base alla regione di provenienza? Ogni regione potrebbe avere il prezzo di mercato corrispondente al proprio territorio, valorizzando così realmente il prodotto locale.
Negli ultimi anni, molti commercianti ad Alba e dintorni sono diventati i tartufai stessi, che hanno acquistato grandi quantità di tartufi dai commercianti spacciandoli per tartufi di Alba. Non esistono tartufi in tali quantità nel territorio locale, e questo sta rovinando il vero mercato.
Stop all’Improvvisazione nella Ristorazione
È necessario fermarsi e iniziare da subito confronti tra addetti ai lavori per trovare una verità reale che porti Alba al massimo della legalità e della trasparenza.
Basta con persone che svolgono altri mestieri e non sono professionisti del settore. Basta con aperture continue di attività di somministrazione da parte di chi non ha mai fatto ristorazione. Chi non ha un minimo di esperienza in questa attività non dovrebbe ottenere licenze di apertura. La politica deve fare il politico e non mescolarsi con le vere professioni.
I Dati Reali sulle Presenze
Quest’anno qualcuno si è permesso di dichiarare che ci sono state il 25% di persone in meno ad Alba, ma tutto è stato nascosto affermando invece un aumento delle presenze. La realtà è diversa: l’aumento di presenze si è registrato nel Monferrato. Le persone rispettabili che da anni vengono ad Alba si stanno spostando verso altre destinazioni.
Legalità, Qualità e Valorizzazione del Territorio
È tempo di sedersi ad un tavolo per dire la verità. Occorre ripristinare la legalità e la qualità. Ad Alba sembra essersi persa la cognizione di cosa significhi alta qualità per una città che pretende di essere la prima in Europa.
Per parlare di UNESCO e riempirsi la bocca di parole altisonanti, bisogna iniziare ad aiutare concretamente i contadini e le nuove leve per far produrre ciò che il territorio può offrire. Non si deve parlare solo di ristorazione stellata: bisogna parlare di territorio.
Il Vero Patrimonio: Tartufi, Vini e Primizie
Sul territorio ci sono i tartufi, i vini, le primizie che tutto il mondo ci invidia. Eppure siamo pronti a compromettere tutto per salvaguardare prezzi artificialmente alti.
“Fermatevi e confrontiamoci”, conclude Bruno Cingolani.
È un appello chiaro alla responsabilità collettiva: solo attraverso un dialogo costruttivo tra veri professionisti del settore si potrà restituire ad Alba il prestigio che merita, basato su autenticità, qualità certificata e rispetto del territorio.
