
Il Festival del Fumetto da Marciapiede dedica la sua sesta edizione al simbolo del nutrimento, del dialetto e della riflessione sociale
OME (BS), 29-30 agosto 2026
Un coltello che taglia il pane, non le persone.
È un’immagine semplice, quasi elementare, quella da cui prende avvio la sesta edizione del Festival del Fumetto da Marciapiede, in programma sabato 29 e domenica 30 agosto nel cuore di Ome, nella piazzetta antistante la sede del Comune.
Una scelta che non è soltanto logistica, ma profondamente simbolica.
Il Comune è il luogo della comunità: il luogo delle decisioni, del confronto, dell’ascolto, dei bisogni e della partecipazione. È uno spazio pubblico nel quale una comunità dovrebbe riconoscersi e discutere il proprio presente. In un tempo attraversato da conflitti, solitudini e forme sempre più evidenti di violenza, portare qui il Festival significa riaffermare il valore del dialogo e della democrazia.
E proprio qui, nel luogo della comunità, il Festival sceglie di parlare di un oggetto che oggi compare troppo spesso nelle pagine della cronaca.
LA LIBERTÀ AFFILATA DEL NUTRIMENTO
Il tema di questa sesta edizione è il coltello.
Una scelta controcorrente: invece di lasciarlo prigioniero dell’immaginario della violenza, il Festival prova a restituirlo alla sua storia più antica.
Il coltello è l’oggetto che taglia il pane, il salame, il formaggio. È uno strumento di lavoro, un oggetto della cucina e della tavola, un elemento della cultura materiale che appartiene alla memoria delle famiglie e delle comunità.
Ma è anche un oggetto ambiguo, capace di raccontare il nostro presente.
Da questa ambivalenza nasce “La libertà affilata del nutrimento”, il filo conduttore di un’edizione che intreccia fumetto, dialetto, poesia, cronaca, educazione, cibo e cultura popolare.
Tre sono le grandi direttrici del Festival 2026.
IL FUMETTO PARLA BRESCIANO
Il Festival conferma la propria vocazione a osservare il territorio attraverso il linguaggio del fumetto, ma quest’anno sceglie di dare particolare spazio alla lingua bresciana.
Il dialetto non viene proposto come reliquia del passato né come esercizio nostalgico. È, al contrario, una lingua viva, capace di raccontare il presente, conservare una memoria e soprattutto costruire relazione.
Al centro dell’edizione sarà presentato “Pa’, salam e fòrmai”, attraverso i bozzetti di Serena Visini, mentre incontri e iniziative saranno dedicati al rapporto fra fumetto, lingua locale e identità.
NÒM E SCÖTÖM
Particolarmente atteso sarà l’appuntamento dedicato ai NÒM E SCÖTÖM degli abitanti di Ome.
Toponimi, soprannomi e memoria collettiva: il linguaggio che costruisce una comunità.
Un incontro per riscoprire i nomi dei luoghi, i soprannomi delle famiglie e delle persone, quelle parole che per generazioni hanno identificato, raccontato e riconosciuto gli abitanti di Ome.
Perché dietro ogni scötöm non c’è soltanto un soprannome, ma una storia, un carattere, un episodio, una famiglia, un modo di guardare l’altro.
È una memoria orale che rischia di scomparire e che il Festival vuole riportare al centro della piazza, restituendola alla comunità.
NÒM E SCÖTÖM diventa così una sorta di atlante umano di Ome: un viaggio dentro le parole con cui un paese, nel tempo, ha imparato a riconoscersi.
Particolarmente significativo sarà l’omaggio alla poetessa Elena Alberti Nulli, che il prossimo 10 settembre compirà cento anni.
Il Festival le attribuirà un riconoscimento alla carriera e farà delle strade di Ome un grande libro a cielo aperto: trenta delle sue poesie saranno portate fuori dalla pagina, affisse e tracciate con il gesso bianco sui muri e sui marciapiedi del paese.
La poesia, così, non resterà dentro un libro.
Camminerà insieme alle persone.
È un omaggio a una donna che ha fatto del dialetto una forma d’arte e che, attraverso le proprie parole, ha contribuito a costruire e custodire l’immaginario della terra bresciana.
IL COLTELLO, TRA CRONACA E SOCIETÀ
Ma il coltello appartiene anche al nostro presente.
È sempre più frequentemente protagonista della cronaca legata alla violenza, al disagio giovanile, alle fragilità educative e alle relazioni che degenerano.
Il Festival non vuole inseguire la cronaca nera né costruire allarmismi.
Vuole fermarsi a guardare.
Per questo propone un confronto fra giornalismo, psicologia e società, mettendo in dialogo competenze diverse attorno a una domanda semplice e difficile:
che cosa racconta oggi un coltello quando finisce nelle mani di un adolescente?
L’obiettivo è interrogarsi sul rapporto fra giovani e violenza, sulla trasformazione di un oggetto quotidiano in simbolo di minaccia e, soprattutto, sulla responsabilità degli adulti e delle comunità.
Perché prima di parlare dell’oggetto occorre forse tornare a parlare delle persone, delle relazioni e dell’educazione.
PA’, SALAM E GROSTE DE FORMAI
La terza direttrice è quella del nutrimento.
Pane, salame e formaggio non sono soltanto alimenti della tradizione bresciana. Sono un patrimonio culturale fatto di gesti, saperi, parole e relazioni.
C’è un coltello che affetta il pane e lo passa a un’altra persona.
C’è un salame che si taglia insieme.
C’è una forma di formaggio che diventa condivisione.
È dentro questi gesti apparentemente ordinari che si costruisce una comunità.
Il Festival ospiterà quindi produttori, degustazioni e momenti dedicati alle eccellenze gastronomiche del territorio, non come semplice celebrazione del gusto, ma come occasione per riflettere sul cibo come linguaggio culturale.
Perché nutrirsi non significa soltanto mangiare.
Significa anche stare insieme.
UN FESTIVAL CHE OSSERVA IL PRESENTE
Da sei anni il Festival del Fumetto da Marciapiede cerca ogni volta uno sguardo diverso.
Non nasce per confermare ciò che già sappiamo, ma per provare a cambiare prospettiva. Per questo sceglie ogni anno un tema, un oggetto o una storia capace di aprire una domanda più grande.
Il marciapiede è il luogo simbolico da cui osservare ciò che accade: non dall’alto, non da una distanza protetta, ma all’altezza delle persone.
Quest’anno è il coltello.
Un oggetto quotidiano, antico, necessario. Un oggetto che può ferire, ma che può anche nutrire. Un oggetto che può dividere oppure preparare ciò che sarà condiviso.
Il coltello può dividere.
Ma può anche tagliare il pane.
Ed è proprio da questa contraddizione che il Festival del Fumetto da Marciapiede riparte.
Perché la cultura, prima ancora di dare risposte, ha il compito di porre domande.
E qualche volta basta cambiare il modo in cui guardiamo un oggetto per cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
FESTIVAL DEL FUMETTO DA MARCIAPIEDE
VI edizione – 29 e 30 agosto 2026
COMUNE DI OME (Brescia) – Piazza Aldo Moro / centro storico
Direzione artistica: Pietro Arrigoni