A duecento anni dalla nascita, Alberto Pasini torna nei luoghi delle sue origini con il documentario “Il pittore d’Oriente – Alberto Pasini”, diretto dal regista egiziano Mohamed Kenawi, prodotto da BlackBoxMultiMedia LTD e Domino Film con la direzione artistica dello storico dell’arte Paolo Serafini. Le prime proiezioni, a ingresso gratuito, sono tra gli eventi collaterali del Festival Verdi 2026.
Un orientalista che guardava dal vero
Nato a Busseto nel 1826, formato a Parma e affermato a Parigi, Pasini fu tra i più importanti pittori orientalisti europei dell’Ottocento. Conosceva l’Oriente per averlo attraversato, non per stereotipi: città, mercati, paesaggi e persone dipinti con una precisione che oggi lo avvicina a un fotoreporter del suo secolo. Kenawi lo ha scoperto durante ricerche sull’orientalismo in Francia e ne ha seguito le tracce tra Italia, Francia, Egitto, Turchia e Iran, intrecciando opere, documenti, testimonianze e immagini di oggi. Ne esce un artista cosmopolita, lontano dall’Oriente idealizzato dell’Europa di allora, con un messaggio attuale sul dialogo tra Oriente e Occidente.
La mostra a Busseto
Sabato 17 ottobre il Teatro Verdi di Busseto ospita anche 27 opere, 25 delle quali di Pasini, in gran parte da collezioni private e raramente esposte: oli, disegni, incisioni, bronzi ed elementi d’arredo. Si scopre anche il Pasini degli esordi, con le litografie dedicate ai castelli del Parmense, e pezzi curiosi come un olio su porcellana e una veduta di Venezia con la casa di Carlo Goldoni. Visite gratuite dalle 11.30 alle 13.30 e dalle 14.30 fino alla serata.
Le proiezioni e il legame con Verdi
A Busseto, al Teatro Giuseppe Verdi di piazza Verdi 10, alle 19 i saluti del sindaco Stefano Nevicati e l’introduzione di Kenawi e Serafini, alle 19.30 il film, circa 50 minuti; registrazione gradita su Eventbrite. Domenica 18 ottobre alla Casa della Musica di piazzale San Francesco 1, a Parma, alle 17.30 i saluti del vicesindaco Lorenzo Lavagetto e alle 18 la proiezione, ingresso libero fino a esaurimento posti.
La scelta dei luoghi richiama anche il rapporto tra Pasini e Giuseppe Verdi, suo concittadino, documentato da lettere che rivelano stima reciproca: due figure nate nella stessa terra e diventate internazionali con linguaggi diversi.

