Una retrospettiva fotografica dedicata all’autore della ragazza afghana
La città di Parma ospita dal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026 una grande esposizione dedicata a Steve McCurry, fotografo statunitense riconosciuto a livello mondiale per la sua capacità di catturare l’essenza dell’umanità attraverso l’obiettivo. La mostra, intitolata “Orizzonti lontani“, si terrà negli spazi espositivi di Palazzo Pigorini, distribuendosi tra il primo e il secondo piano dell’edificio storico.

Dichiarazione del Vicesindaco di Parma Lorenzo Lavagetto
“Sono intervenuto con grande piacere a questo progetto e ci tenevo moltissimo a essere qui oggi, perché questo è un appuntamento che sta già suscitando numerose conversazioni e molta curiosità nella nostra città. Questo interesse ci arriva attraverso il contatto quotidiano con i cittadini e le tante domande che ci vengono poste: quando inizia, dove si terrà, eccetera.
Siamo molto contenti di aver appoggiato l’iniziativa di Artika e tra poco vi spiegheranno tutti i dettagli. Ma soprattutto siamo orgogliosi di poter offrire alla città un’ulteriore proposta culturale di grande spessore, grazie al lavoro di un fotografo straordinario come Steve McCurry e alle sue immagini iconiche conosciute in tutto il mondo.
Vogliamo dare così un’ulteriore risposta alla forte domanda culturale della nostra città.
Il secondo aspetto importante è che questa mostra valorizza uno spazio che ha una vocazione ideale per questo tipo di ospitalità culturale. Spero che vi siate trovati bene come organizzatori nella gestione di questa operazione.
Prima di cedere la parola, voglio ringraziare l’Assessorato alla Cultura che ancora una volta si è messo a disposizione e ha lavorato per supportare questa iniziativa, insieme a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione.
Ci auguriamo che sia un grande successo e quindi in bocca al lupo a tutti. Grazie.”
Il progetto curatoriale di Biba Giacchetti
Biba Giacchetti, curatrice della mostra e studiosa che conosce approfonditamente l’opera di McCurry. L’approccio scelto per questa mostra si discosta dalle logiche tradizionali: le fotografie non verranno presentate secondo un ordine cronologico o geografico. La curatrice ha preferito creare accostamenti basati su affinità tematiche, risonanze emotive e corrispondenze atmosferiche, rivelando quelle connessioni sottili che uniscono persone e luoghi distanti migliaia di chilometri.
Quarant’anni di fotografia documentaria
L’allestimento racchiude il meglio della produzione fotografica di McCurry, maturata in oltre quattro decenni di attività. I visitatori potranno ammirare le immagini più note del fotografo americano, incluso il celeberrimo ritratto della ragazza afghana dagli occhi verdi, diventato uno degli scatti più riconoscibili nella storia della fotografia. La selezione comprende lavori realizzati in Sud-Est asiatico, Cina, Sud America e numerose altre destinazioni, testimonianza di un percorso professionale caratterizzato da instancabile curiosità verso l’altro.
Ogni fotografia esposta racconta storie individuali e collettive, restituendo la complessità delle esistenze umane: volti segnati dalla vita, sguardi carichi di speranza o di paura, momenti di bellezza inaspettata. Come ha dichiarato lo stesso McCurry: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».
La filosofia del viaggio come strumento narrativo
Per Steve McCurry, il viaggio rappresenta molto più di un semplice spostamento geografico: costituisce una vera e propria metodologia di lavoro e di vita. Il fotografo stesso ha affermato: «Il solo fatto di viaggiare e conoscere culture diverse mi dà gioia e una carica inesauribile». Questa attitudine lo ha portato a documentare realtà culturali estremamente diverse, mantenendo sempre uno sguardo rispettoso e partecipe.
Organizzazione e informazioni pratiche
L’esposizione è prodotta da ARTIKA, con la collaborazione di Orion57 e del Comune di Parma. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità significativa per il pubblico italiano di confrontarsi con il lavoro di uno dei più importanti fotografi documentaristi viventi, il cui linguaggio visivo ha influenzato generazioni di professionisti e appassionati.

Il percorso professionale di Steve McCurry
Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry ha iniziato la sua carriera lavorando per una testata giornalistica locale. Dopo tre anni di apprendistato, ha intrapreso un viaggio in India che ha segnato una svolta decisiva, permettendogli di realizzare il suo primo portfolio professionale di rilievo.
Il punto di rottura definitivo è arrivato con il reportage sull’Afghanistan, che ha aperto le porte delle più prestigiose pubblicazioni internazionali: Time, Life, Newsweek, Geo e National Geographic. La collaborazione con quest’ultima testata è stata particolarmente duratura e fruttuosa.
Dalla Magnum ai riconoscimenti internazionali
Nel corso della sua carriera, McCurry ha documentato alcuni dei conflitti più significativi degli ultimi decenni: da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all’ex Jugoslavia, tornando più volte in Afghanistan. Ha sempre scelto di posizionarsi in prima linea, accettando i rischi connessi pur di testimoniare le conseguenze umane dei conflitti armati.
Dal 1985 è membro dell’agenzia Magnum Photos, il prestigioso collettivo fotografico cooperativo fondato da Robert Capa e Henri Cartier-Bresson. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nel campo del fotogiornalismo, tra cui il World Press Photo Award, considerato uno dei massimi riconoscimenti nel settore fotografico.
Il ritratto della ragazza afghana, pubblicato sulle pagine di National Geographic, è diventato non solo la sua immagine più iconica, ma anche un simbolo universalmente riconosciuto del dramma della guerra e dei rifugiati. Quello sguardo intenso continua a interrogare gli osservatori a distanza di decenni, confermando la potenza comunicativa della fotografia documentaria quando raggiunge i suoi vertici espressivi.



























