
C’è un punto in cui la satira smette di far ridere e comincia a far pensare. “Sei la fine del mondo (letteralmente)” lavora esattamente in quello spazio: lo spazio tra il comico e l’urgente, tra la performance e il documento. Uno spettacolo che non si limita a descrivere il presente, ma lo smonta pezzo per pezzo, esponendone le contraddizioni con chirurgica precisione.
Due donne sul palco, un mondo da decostruire
Valentina Ghelfi e Selene Demaria abitano una scena volutamente spoglia. Dietro di loro, proiezioni video costruiscono una scenografia in movimento: immagini del mondo reale, frammenti di notizie, tweet, estratti da articoli e saggi. Non è una cornice decorativa — è il materiale vivo dello spettacolo.
Le due performer attraversano situazioni del quotidiano contemporaneo con distanza critica e precisione comica: supermercati pieni di carne bovina in cui i cani non sono ammessi, terapisti che prescrivono meno stress a persone che lavorano per pagare i terapisti, lezioni di yoga come soluzione al malessere sistemico mentre in India — paese d’origine di quella stessa pratica — vengono denunciati quasi cento casi di stupro ogni giorno. In Italia, nel frattempo, si fanno campagne per la raccolta differenziata e contro la violenza sulle donne.
Il ritratto che ne emerge è, per usare le parole dello spettacolo stesso, “comicamente assurdo, e assurdamente reale”.
Ecofemminismo: una teoria, una pratica, una necessità
Al centro di tutto c’è l’ecofemminismo — una corrente di pensiero che individua una correlazione profonda tra il degrado della natura e la subordinazione delle donne. Non si tratta di un accostamento metaforico, ma di un’analisi strutturale: entrambi i fenomeni affondano le radici nella stessa logica di dominio, nella stessa tendenza a gerarchizzare, sfruttare, appropriarsi.
Lo spettacolo non si limita a enunciare questa tesi: la abita, la interroga, la porta al limite. Cosa significa disimparare il dominio? Esistono — o sono esistite — culture capaci di pensare le relazioni in modo diverso? È possibile reimparare a interagire con il mondo e con gli altri senza riprodurre quelle stesse dinamiche tossiche?
Queste domande non trovano risposte semplici nello spettacolo. Trovano, piuttosto, spazio.
Una forma ibrida per un contenuto complesso
La regia di Annachiara Vispi sceglie consapevolmente l’ibridazione. “Sei la fine del mondo (letteralmente)” si colloca tra performance art e satira, tra teatro documentario e drammaturgia originale, senza appartenerere completamente a nessuno di questi generi.
La drammaturgia si ispira al verbatim theatre — una pratica teatrale che utilizza testi tratti da fonti reali: articoli giornalistici, notiziari televisivi, saggi accademici, interviste, post sui social. La scelta non è casuale: presentare il mondo “così com’è”, lasciando che sia il pubblico a trarre le proprie conclusioni, è un atto politico preciso.
Sul palco vuoto, le due performer interpretano a volte due donne, a volte due opinioni, due ideali, due immagini. Una fluidità di ruoli che riflette la complessità dei temi trattati, e che trova la sua genealogia nel teatro di Caryl Churchill e Alice Birch, autrici esplicitamente omaggiate in questa drammaturgia.
Il lavoro dietro le quinte: video, movimento, fotografia
Il video — elemento fondamentale sia come scenografia che come didascalia drammaturgica — è firmato da Elena Costa e Annachiara Vispi. Il movimento scenico è curato da Giulia Macrì, mentre la documentazione fotografica porta la firma di Elena Costa.
Lo spettacolo è una produzione realizzata con il supporto di una rete di soggetti che lavorano nell’ambito delle arti performative emergenti: OVER_Emergenze Teatrali, Danza Urbana – Rete h(abita)t / Sementerie Artistiche e Spin Time Labs.
Una ricerca artistica che si interroga sulle proprie convenzioni
Nelle sue note di regia, Annachiara Vispi è esplicita riguardo alle domande che guidano la sua ricerca: cosa rende qualcosa “normale” o “naturale”, sia nella vita che nell’arte? Perché certe opere diventano canoniche e altre restano ai margini, etichettate come sperimentali o inadatte?
Forma e contenuto, in questo lavoro, si muovono in parallelo: mentre la trama interroga le gerarchie del mondo reale, la struttura dello spettacolo interroga quelle del teatro stesso. Un doppio livello di indagine che rende “Sei la fine del mondo (letteralmente)” qualcosa di più di uno spettacolo impegnato — un progetto artistico coerente e rigoroso.
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