Peste Suina Africana nel Parmense: strategie di contenimento e barriere lungo la SS12

Peste Suina Africana nel Parmense: strategie di contenimento e barriere lungo la SS12

Incontro istituzionale per fronteggiare l’emergenza sanitaria

Il 24 luglio 2025, presso la sede della Provincia di Parma, si è svolto un importante vertice dedicato alla gestione della Peste Suina Africana (PSA) nel territorio del Nord Italia. Giovanni Filippini, Commissario straordinario per la PSA, ha presentato le iniziative regionali e le prospettive nella lotta contro questa emergenza sanitaria che coinvolge la fauna selvatica.

L’evento ha registrato la presenza di figure istituzionali di primo piano: il Sindaco di Parma Michele Guerra, il Presidente della Provincia Alessandro Fadda, gli Assessori regionali Massimo Fabi (Sanità) e Alessio Mammi (Agricoltura). Hanno partecipato anche i sindaci dei comuni parmensi, i rappresentanti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, dell’Azienda Sanitaria Locale, dell’Università di Parma, dell’Unione Parmense degli Industriali, delle Segreterie Provinciali di CGIL, CISL, UIL e della Polizia Provinciale.

Situazione epidemiologica in miglioramento: -50% di casi

Il Commissario Filippini ha illustrato dati incoraggianti riguardo l’evoluzione della situazione epidemiologica. L’Emilia-Romagna ha registrato una riduzione del 50% dei casi rispetto all’anno precedente, testimoniando l’efficacia delle misure implementate, nonostante la complessità del contesto operativo.

Attualmente la regione conta 148 focolai attivi, concentrati principalmente nella provincia di Piacenza, con presenza significativa anche nel territorio parmense, specialmente nelle zone di Fornovo e Corniglio.

Tecnologie innovative e strategie operative

I risultati positivi derivano dall’applicazione di una strategia multidisciplinare. L’utilizzo di cani molecolari, specificamente addestrati per individuare le carcasse mantenendo la distanza di sicurezza, ha potenziato notevolmente le capacità di monitoraggio territoriale e la rapidità degli interventi di bonifica.

Le barriere di contenimento rappresentano un altro pilastro della strategia, posizionate secondo criteri scientifici basati sulla localizzazione dei focolai e sui pattern di movimento dei cinghiali. La ricerca ha evidenziato che la popolazione nell’area di Pontremoli si sposta mediamente di 2 km mensili.

Le misure di biosicurezza sono state accompagnate da intensive campagne di sensibilizzazione e formazione. In questo ambito, Parma è stata riconosciuta come modello virtuoso dall’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana). Gli interventi di depopolamento mirato nelle zone di transizione tra aree infette e non infette completano il quadro delle azioni implementate.

Monitoraggio sul campo: risultati tangibili

Un indicatore significativo dell’efficacia del sistema è rappresentato dall’incremento delle carcasse rinvenute attraverso l’attività degli operatori specializzati, mentre si registra una netta diminuzione delle segnalazioni da parte dei cittadini. Questo dato evidenzia la crescente efficienza del sistema di monitoraggio e prevenzione attivo sul territorio.

Sistema a cinque zone: approccio graduato al contenimento

La strategia di contenimento della Peste Suina Africana si articola attraverso un sistema a cinque zone caratterizzate da livelli di criticità decrescenti, definite in base alla prossimità ai focolai e alla velocità di spostamento degli animali potenzialmente infetti.

Nella zona 1, classificata a massima criticità, l’intervento prioritario consiste nella rimozione tempestiva delle carcasse e nella bonifica ambientale, supportata dall’impiego intensivo dei cani molecolari. La zona 2 prevede attività costanti di monitoraggio e rimozione dei cinghiali mediante sistemi di cattura con gabbie.

La zona 3 punta alla riduzione della popolazione selvatica attraverso il prolungamento della stagione venatoria, mentre la zona 4 prevede la costruzione di barriere fisiche progettate per rallentare l’avanzamento dei cinghiali. La zona 5 è destinata agli interventi di abbattimento massivo come misura difensiva per rallentare la diffusione del contagio.

È fondamentale sottolineare che nelle zone a maggiore criticità non vengono effettuati abbattimenti massivi, poiché tali operazioni causerebbero la dispersione della popolazione di cinghiali, incrementando il rischio di diffusione virale. Le strategie adottate mirano al contenimento mirato dell’epidemia, basato su evidenze scientifiche e coerente con la tutela della salute pubblica e dell’equilibrio ecosistemico.

Strategia specifica per il territorio parmense

Il Commissario Filippini ha evidenziato che l’intervento principale per il territorio consiste nel posizionamento di una estesa barriera di contenimento lungo la SS12 Modena-Lucca, previo accordo tra le Regioni Emilia-Romagna e Toscana. Questa localizzazione è stata identificata come strategicamente cruciale considerando i tempi di realizzazione dell’opera e la velocità di spostamento dei focolai rilevati nella provincia di Parma.

Sono attualmente in fase di studio ulteriori ipotesi di barriere, concepite come supporto aggiuntivo per la protezione del territorio parmense.

Parallelamente proseguiranno le attività di monitoraggio, presidio e bonifica territoriale. Il programma prevede l’utilizzo continuativo delle unità cinofile con cani molecolari, supportate dalla polizia provinciale e dalla rete di cacciatori. Le ricerche dedicate si svolgeranno due volte settimanalmente nei parchi dei Cento Laghi e dell’Appennino Tosco-Emiliano, una volta a settimana nelle zone di allevamento e una volta a settimana in altre aree.

Impegno condiviso per il futuro

L’incontro si è concluso con la conferma dell’impegno condiviso delle istituzioni e degli enti coinvolti nel proseguire, attraverso un approccio coordinato e determinato, le attività di contenimento della malattia. Un lavoro che richiede tempestività, collaborazione e rigore scientifico per tutelare la salute animale, la filiera agroalimentare e l’equilibrio ambientale del territorio.

Giovanni Filippini, Commissario straordinario per la PSA, ha commentato: “Oggi abbiamo condiviso una strategia che ci permette, alla luce di quello che è l’attuale scenario epidemiologico degli ultimi focolai, di mettere in piedi – con la collaborazione della Provincia, della Regione, dei Comuni e di tutti gli altri stakeholder – un’azione che ci consente di confinare un territorio importante, di continuare a lavorare con l’attività di sorveglianza di popolamento del cinghiale, di costruire, accanto a questa macrostrategia, una microstragia per salvaguardare territori importantissimi dove abbiamo gli stabilimenti di trasformazione. Già dalla prossima settimana entreremo nella fase operativa, con un coinvolgimento anche della regione Toscana”.

Michele Guerra

Michele Guerra, Sindaco di Parma, ha dichiarato: “Un incontro importante quello col Commissario di stamattina, che ci ha permesso di approfondire le politiche di contenimento della PSA e quelle che saranno le azioni concrete delle prossime settimane. È stata anche l’occasione per permettere a molti amministratori di poter porre domande e avere risposte sia dal Commissario che dagli Assessori regionali a sanità e agricoltura. Le risorse, come ci è stato detto, ci sono e vanno spese in tempi brevi per arginare il più possibile il propagarsi della PSA”.

Alessandro Fadda, presidente della Provincia di Parma, ha aggiunto: “Il commissario straordinario Filippini ci ha rassicurato rispetto al fatto che, a seguito dello spostamento della barriera per il contenimento dei movimenti dei cinghiali dai confini provinciali di Parma ai confini provinciali di Reggio Emilia e Modena, non ci sarà un abbassamento dell’attenzione rispetto al territorio Parmense che continuerà ad essere destinatario di risorse per mettere in atto i provvedimenti necessari. Il contrasto alla diffusione della Psa continuerà ad essere un’azione congiunta e condivisa tra più enti e a più livelli. Il nostro ente, tramite il lodevole impegno della Polizia Provinciale, conferma il proprio impegno, su diversi fronti, per evitare la diffusione di una malattia che potrebbe mettere in ginocchio un comparto centrale dell’economia parmense come quello della suinicoltura e della lavorazione delle carni”.

Ennio Barbieri