Oleoturismo: No all’improvvisazione. L’accoglienza deve essere memorabile.

Oleoturismo: No all’improvvisazione. L’accoglienza deve essere memorabile.

Abbiamo intervistato Giulia Mura sull’Oleoturismo. L’imprenditrice sarda vive e lavora in Ogliastra, terra di centenari, di oliveti secolari in paesaggi da favola, di olio meraviglioso, e di spiagge stupende. La sua azienda, Pelau, offre esperienze oleoturistiche da diversi anni, ed è destinazione di un turismo internazionale in cerca di bontà agroalimentari, esperienze identitarie sarde e autenticità.

Giulia, oggi si parla molto di oleoturismo. Perché secondo te siamo in un momento di svolta?
L’epoca in cui bastava aprire le porte del frantoio e offrire una fetta di pane con l’olio è definitivamente tramontata. Il turista dell’olio non si accontenta più di un assaggio frettoloso. È un consumatore evoluto, informato, alla ricerca di autenticità: non compra solo un prodotto, ma un’emozione, una storia, un pezzo di territorio. Per le aziende olivicole questa è un’opportunità straordinaria, non una sfida.

Qual è il primo passo per costruire esperienze davvero efficaci?
Il primo passo è smettere di pensare da produttori e iniziare a pensare da registi di un’esperienza. Il turista moderno non vuole essere spettatore, vuole essere protagonista di una storia. È fondamentale progettare un’accoglienza strutturata, autentica e coerente.

Che tipo di esperienze funzionano di più nel tuo modello di oleoturismo?
Offrire pacchetti diversificati è la chiave. Dal corso di degustazione tecnica per appassionati, al picnic tra gli ulivi secolari per le coppie, fino ai laboratori di “creazione del blend” per i più curiosi. La vendita non è più l’obiettivo finale: è la naturale conseguenza di un’esperienza positiva e coinvolgente.

In tutto questo, quanto conta lo storytelling?
Conta tutto. Il frantoio non è solo un luogo di produzione, ma un palcoscenico dove raccontiamo la fatica, la passione e i valori dietro ogni bottiglia. La storia della famiglia, le cultivar autoctone, le sfide del cambiamento climatico… sono capitoli di una narrazione che cattura. E poi c’è la sostenibilità: spiegare come un oliveto sano ospiti le api, sentinelle della biodiversità, trasforma un concetto astratto in un’immagine potente e tangibile.

Anche l’organizzazione interna sembra avere un ruolo fondamentale. È così?
Sì. L’improvvisazione deve lasciare spazio alla pianificazione. Servono competenze e attenzione ai dettagli: un percorso di visita chiaro, personale formato all’accoglienza, ambienti curati, gestione digitale delle prenotazioni, fino agli aspetti normativi e fiscali. Investire nella professionalizzazione non è un costo: è il modo migliore per trasformare il ricordo di una giornata in azienda in un legame, un passaparola e un ritorno economico concreto.

Quali sono oggi le motivazioni principali che spingono i visitatori a entrare in un frantoio?
L’acquisto “a un prezzo interessante” resta un grande motore. Ma la crescita più evidente riguarda la ricerca del rapporto personale con il produttore. Le persone vogliono guardarci negli occhi, capire chi siamo, percepire autenticità.

Nel vostro oleificio state anche investendo nella formazione. Ci racconti di più?
Con l’istituzione della nostra Accademia aziendale tra vigneti e uliveti siamo pronti e felicissimi di accogliere giovani competenti. Un esempio concreto è Camilla, una giovane veneta laureata in Scienze Gastronomiche a Pollenzo, con specializzazione nel turismo dell’olio, che ha scelto di unirsi al nostro staff per la stagione 2026. È la prova che ciò che stiamo costruendo attira giovani desiderosi di portare in Ogliastra nuove energie e un entusiasmo puro e sano.

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