Michela Aiello porta in scena Prayer [for Quiet], omaggio a Kazuo Ono

Michela Aiello porta in scena Prayer [for Quiet], omaggio a Kazuo Ono

Un debutto che interroga la fragilità dell’esistenza

Il 16 gennaio alle ore 21 arriva sul palcoscenico nazionale Prayer [for Quiet], un lavoro scenico che sfida le convenzioni del teatro di figura tradizionale. Lo spettacolo, ideato e interpretato da Michela Aiello, si colloca in quello spazio liminale dove performance contemporanea e teatro di marionette dialogano senza confini definiti.

La produzione porta la firma di Solares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole e ha ricevuto il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Parma.


Kazuo Ono e la danza che attraversa la vita

Al cuore di questo progetto si trova un gesto di profondo rispetto verso Kazuo Ono, maestro del butō giapponese che iniziò la sua carriera di danzatore all’età di 51 anni, proseguendo ininterrottamente fino ai 101. Questa figura straordinaria ha ispirato Aiello a costruire una riflessione scenica sulla capacità generativa che attraversa l’intera esistenza umana, indipendentemente dall’età.

Durante le residenze artistiche, tuttavia, il lavoro ha ampliato i suoi orizzonti, trasformandosi in un’indagine sul Sacro, su ciò che lega l’essere umano al mistero della nascita e della morte, sulla necessità del lasciare andare.


La manipolazione a vista: K. e il suo doppio

Il fulcro drammaturgico dello spettacolo risiede nella relazione tra K., la marionetta protagonista, e la marionettista stessa. Questa interdipendenza viene svelata completamente allo sguardo del pubblico, in un bianco spazio contemporaneo dove nulla è nascosto.

La manipolazione a vista genera uno sdoppiamento scenico, una stratificazione di significati in cui emergono inquietudini e presenze fantasmatiche. Il legame tra i due corpi – quello animato e quello animante – richiama la carnalità viscerale del rapporto madre-figlio, con tutto il suo carico di dipendenza reciproca, amore e separazione inevitabile.


Un team artistico di eccellenza

Il progetto si avvale della collaborazione di artisti di riconosciuta esperienza nei rispettivi campi. Jacopo Ruben Dell’Abate firma la creazione sonora e le fotografie di scena, costruendo un paesaggio acustico e visivo che sostiene la narrazione corporea.

Per la sezione dedicata al teatro d’ombre, Michela Aiello ha collaborato con Fabrizio Montecchi, maestro riconosciuto di questa antica forma espressiva. Lo sguardo esterno e la consulenza artistica sono stati affidati a Fabiana Iacozzilli, mentre Raffaella Vitiello ha curato la creazione delle luci.

La stessa Aiello ha realizzato personalmente la marionetta protagonista e i costumi, in un gesto che riafferma il controllo autoriale sull’intero universo scenico.


Una preghiera alla lentezza

Prayer [for Quiet] si configura come una supplica rivolta alla quiete, un invito alla decelerazione in un’epoca che corre senza sosta. I movimenti rallentati, tipici del butō, diventano qui cifra stilistica e contenuto al tempo stesso.

Lo spettacolo abbraccia la fragilità come condizione autentica dell’essere, invitando lo spettatore a riconoscere il peso che ciascuno porta nel proprio cuore. Come scrive Serena Prina nella postfazione a I Fratelli Karamazov: “Un cuore oscuro, appesantito dalla colpa, che appartiene a tutti noi”.

È proprio questo riconoscimento universale della complessità emotiva umana a rendere la performance un’esperienza condivisibile, capace di parlare a chiunque si lasci interrogare dal silenzio e dalla presenza scenica.


Il campo di battaglia interiore

Il sottotitolo dell’opera – “Il campo di battaglia è il cuore umano” – sintetizza perfettamente l’ambizione di questo lavoro: portare sulla scena il conflitto interiore, quella lotta silenziosa tra il bisogno di trattenere e la necessità di liberare, tra il desiderio di controllo e l’accettazione dell’impermanenza.

In questo senso, Prayer [for Quiet] si inserisce in quella tradizione di teatro che non racconta storie ma esplora stati dell’essere, che non rappresenta ma presenta, che non spiega ma evoca.

Ennio Barbieri