A luglio 2025 apre a Dolo, lungo la Riviera del Brenta, Locanda Confini, il nuovo ristorante fondato da Cristian Minchio all’interno di una villa storica. Il progetto nasce con una struttura essenziale e ben definita: circa quaranta coperti al piano ristorante e, a partire dall’inverno, otto camere al piano superiore, che completeranno l’identità di locanda contemporanea.
Per Minchio, proveniente da una famiglia di ristoratori, Locanda Confini rappresenta un passaggio naturale del proprio percorso imprenditoriale. L’obiettivo non è replicare modelli consolidati, ma costruire un’attività coerente con le esigenze attuali del settore, capace di funzionare nel tempo e di offrire prospettive concrete alle nuove generazioni. Il progetto nasce infatti attorno a un’idea di sostenibilità operativa, prima ancora che narrativa.

Uno degli elementi centrali di Locanda Confini è la scelta di affidare la cucina a una brigata interamente under 25. L’executive chef è Lukas Keci, vent’anni, alla guida di un team composto da un aiuto chef di vent’anni e da un pastry chef di diciotto. Una scelta netta, che definisce l’identità del ristorante fin dall’apertura. La sala è coordinata da Alice Rinaldo, affiancata da Filippo Minchio, figlio di Cristian, diciottenne e studente dell’ultimo anno di alberghiero, e da Thomas Rossi. Nel 2026 entrerà stabilmente nel progetto anche Alberto Minchio, ventidue anni, attualmente impegnato in un percorso di alta formazione.
Cristian Minchio ha deciso di affidare piena autonomia operativa alla brigata, assumendo un ruolo di indirizzo e supervisione. Il menu è sviluppato interamente dallo chef Lukas Keci, senza interferenze, secondo un principio di responsabilizzazione che punta alla crescita professionale reale del team. L’idea è che un progetto gastronomico abbia valore solo se chi lo conduce può esprimere una visione compiuta, supportata da metodo e disciplina.
La cucina di Locanda Confini è contemporanea, essenziale e costruita sulla riconoscibilità degli ingredienti. Il menu si articola in percorsi vegetali, di carne e di pesce, con un forte riferimento alla tradizione veneta, in particolare marinara, integrata con tecniche e prodotti provenienti da altre aree italiane. L’orto di proprietà fornisce erbe, insalate e alcune verdure stagionali, contribuendo a un rapporto diretto tra materia prima e progettazione dei piatti.
Il menu riflette il lavoro della giovane brigata. Tra gli antipasti, i garusoli con salsa di lattuga dell’orto, caramello di cavolfiore e olio al Grana Padano DOP; il pesce spada affumicato con nocciola, uva fragola e semi di senape; la belga con zabaglione al rhum, pralinato di mandorle e cipolla agro. Tra i primi, il risotto con dashi di Go’, foie gras vegetale e olio alla salicornia; lo spaghettone Pastai Sanniti ai tre latti con battuta di canocia; il fusillo con burro di castagna e tartufo nero Savini Tartufi.
I secondi comprendono la zucca Brullini al cucchiaio con Asiago Vecchio DOP e noci pecan, il bisato di Marano Lagunare con cocco riccia e aceto di melograno, la seppia con fegato alla veneziana e salsa di foglia di fico, e l’animella fritta con salsa di carota e zenzero, fondo bruno di pecora e mizuna dell’orto. I dessert seguono una linea pulita e riconoscibile: millefoglie con caramello e marron glacé, tarte tatin con gelato al latte di capra, tiramisù, pere e salvia.
Il nome “Locanda Confini”, scelto da Filippo Minchio, sintetizza l’impostazione del progetto. Il confine non è inteso come limite da superare, ma come punto di equilibrio tra elementi diversi: generazioni, tecniche, ingredienti, ruoli. Un luogo di osservazione e costruzione, dove l’identità resta chiara ma aperta all’evoluzione naturale del ristorante.
Con Locanda Confini, la Riviera del Brenta accoglie una nuova realtà gastronomica che punta su cucina contemporanea, formazione dei giovani e un modello di ospitalità essenziale, strutturato e ben definito.
