J.T.B. di Lorenzo Garozzo: una tragedia moderna sulla decadenza contemporanea

J.T.B. di Lorenzo Garozzo: una tragedia moderna sulla decadenza contemporanea

Debutto Nazionale

Il 6, febbraio alle ore 21 va in scena il debutto nazionale di J.T.B., opera drammaturgica firmata da Lorenzo Garozzo e diretta da Massimiliano Burini. Lo spettacolo vede in scena Maurizio Bercini, Dalila Cozzolino, Michele Baldini, Ludovico Roll e Alfonso Postiglione, mentre il disegno luci è curato da Gianni Staropoli, i costumi da Ilaria Carannante e la scenografia da Dino Serra. Giuseppe Montalto ricopre il ruolo di dramaturg e assistente alla regia.

La produzione è affidata a Solares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole, con il sostegno di Casa Fellini, centro di residenza per il cinema, il teatro e l’arte circense di Gambettola, e il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Parma.


Un’opera tagliente sulla nostra epoca

J.T.B. si presenta come un lavoro teatrale che non concede sconti. La drammaturgia di Lorenzo Garozzo costruisce una parabola amara e lucida sulla decomposizione dei valori nella società attuale, dove l’ossessione per la fama e l’esteriorità hanno preso il sopravvento sulla sostanza. Il testo mette a nudo la frattura tra ciò che appare e ciò che è, in un mondo dominato dall’immagine e dalla costante esposizione.

L’autore sceglie di raccontare questa deriva attraverso una struttura narrativa che intreccia differenti piani temporali e che, in maniera deliberata, elimina il dialogo tradizionale come forma di connessione tra i personaggi. Questa scelta non è casuale: rappresenta proprio quel vuoto relazionale che caratterizza il nostro tempo, fatto di comunicazioni superficiali, schermi interposti e solitudini moltiplicate.


La tragedia greca riletta al presente

La drammaturgia si ispira al meccanismo dell’“anagnorisis”, il momento di riconoscimento tipico della tragedia classica. In J.T.B., questa rivelazione non riguarda solo i personaggi in scena, ma si estende a chi osserva, coinvolgendo il pubblico in un processo di presa di coscienza collettiva. È un teatro che non offre consolazioni, ma costringe a guardare oltre la superficie.

La messa in scena diretta da Massimiliano Burini valorizza questa dimensione tragica attraverso un apparato scenico volutamente ridotto all’essenziale. Non si tratta di minimalismo estetico, ma di una precisa scelta espressiva: lo spazio teatrale diventa luogo di significazione, non di rappresentazione mimetica. Ogni elemento visivo, ogni luce progettata da Gianni Staropoli, ogni costume disegnato da Ilaria Carannante contribuisce a costruire un universo simbolico denso e stratificato.


Iperproduttività, narcisismo e perdita del reale

Al centro della riflessione drammaturgica ci sono alcuni nodi cruciali della contemporaneità: l’iperproduttività come imperativo esistenziale, il narcisismo alimentato dai social media, la sparizione progressiva del fatto a favore del suo simulacro. In J.T.B., i personaggi vivono in una condizione di ultra visibilità che paradossalmente li rende invisibili a sé stessi e agli altri.

Il testo di Garozzo indaga come la comunicazione virtuale abbia trasformato le relazioni umane in scambi transazionali, dove conta più l’effetto prodotto che l’autenticità dell’incontro. È un universo in cui i corpi sono presenti ma distanti, le parole circolano ma non comunicano, le vite si affollano ma restano isolate.



Un dispositivo scenico anti-teatrale che diventa teatro puro

Quello che potrebbe sembrare un approccio anti-teatrale – l’assenza di dialogo convenzionale, la rinuncia alla verosimiglianza scenica – si rivela invece come una forma di teatralità radicale. J.T.B. non cerca di imitare la realtà, ma di svelarne le contraddizioni attraverso il linguaggio specifico della scena.

La scenografia di Dino Serra non costruisce ambienti riconoscibili, ma spazi mentali ed emotivi. Il lavoro registico di Burini, sostenuto dalla consulenza drammaturgica di Giuseppe Montalto, orchestra i corpi e le voci degli attori – Bercini, Cozzolino, Baldini, Roll e Postiglione – come partiture di un discorso corale sulla condizione umana contemporanea.


Un invito a confrontarsi con l’invisibile

Assistere a J.T.B. significa accettare di confrontarsi con aspetti scomodi della nostra società: la disumanizzazione crescente, la solitudine mascherata da iperconnessione, il conformismo spacciato per individualità. È un’opera che non offre risposte preconfezionate, ma pone domande urgenti sulla direzione che abbiamo preso come collettività.

Il teatro diventa così strumento di indagine critica, spazio in cui è ancora possibile fermarsi a riflettere, a interrogarsi, a riconoscere nelle storie rappresentate frammenti della propria esperienza. In un’epoca che corre verso il futuro senza mai voltarsi indietro, J.T.B. ci obbliga a fare i conti con il presente.


Informazioni pratiche

Lo spettacolo andrà in scena il 6, febbraio alle ore 21. Un appuntamento da non perdere per chi cerca un teatro che sappia essere contemporaneo non solo nei temi, ma anche nel linguaggio e nella visione. Un’occasione per vedere all’opera una compagnia artistica – quella di Solares Fondazione delle Arti e del Teatro delle Briciole – capace di sostenere progetti coraggiosi e necessari.

Ennio Barbieri