Il nero in tavola: moda o lutto gastronomico?

Pane, pizza, pasta fresca: oggi tutto sembra poter diventare “nero”. È una di quelle idee che, a prima vista, vogliono stupire. Scenografiche, perfette per attirare l’occhio prima ancora del palato. Ma, superato l’effetto sorpresa, viene spontanea una domanda: che senso ha?

Non si tratta di essere conservatori

Questi prodotti non sono superfici neutre da colorare a piacere. Sono il risultato di una tradizione tecnica e culturale precisa, sedimentata nei secoli. Il loro colore non è un accidente: è un esito. È il riflesso della farina, della fermentazione, della cottura. Alterarlo con l’aggiunta di carbone vegetale (E153) non è un gesto creativo.

Non si tratta di essere conservatori, ma di essere consapevoli. Perché qui non siamo di fronte a una reinterpretazione che nasce da una logica tecnica o gustativa, bensì a un intervento decorativo.

La questione salutistica

E poi c’è la questione salutistica, che non è secondaria. Il carbone vegetale è un additivo regolato in modo preciso dal quadro europeo (Regolamento UE n. 1129/2011) e dalle disposizioni nazionali. Ricordiamoci che quando un ingrediente è siglato con la “E” non è libero, né tantomeno un elemento neutro. Il suo impiego è consentito in ambiti ben delimitati e, soprattutto, non può essere utilizzato per trasformare il pane in qualcosa che pane non è più, o pizza che non è, o pasta che non è.

Il Ministero della Salute, con la nota n. 47415 del 16 dicembre 2015 e i chiarimenti successivi (nota 1307 del 20 gennaio 2016), è stato esplicito: il cosiddetto “pane nero” al carbone non è pane. È, al massimo, un prodotto da forno fine (crackers, grissini). Una distinzione che può sembrare formale, ma che in realtà è sostanziale, perché tutela il consumatore e la verità del prodotto.

Molti usi sono vietati tra cui: pane, pizza, pasta

Il carbone vegetale può essere usato come colorante, negli usi consentiti (quantum satis), e non può essere presentato come ingrediente “funzionale”, digestivo o salutistico.

Il ministero della Salute interviene con una nota esplicativa precisa che l’E153 (carbone vegetale) è stato inserito nel cosiddetto Gruppo II, di seguito una tabella riassuntiva:

Denominazione USI CONSENTITI USI VIETATI
E153 -CARBONE VEGETALETutte gli alimenti indicati nell’allegato, Parte E del regolamento UE n.1129/2011 tra cui, ad esempio: i formaggi aromatizzati non stagionati di cui alla categoriaTutti gli alimenti riportati nell’allegato, Parte A, tabella n. 2 del regolamento UE n.1129/2011 tra cui, ad esempio: il pane e prodotti simili, la pasta e gli gnocchi, il burro, il formaggio
Denominazione USI CONSENTITI USI VIETATI

01.7.1, le croste di formaggio commestibili di cui alla categoria 01.7.3, la mostarda di frutta di cui alla categoria 04.2.4.1, i prodotti da forno fini di cui alla categoria 07.2 etcstagionato e non stagionato (non aromatizzato), gli zuccheri, i succhi e nettari di frutta, il sale, succedanei del sale, le spezie e miscugli di spezie, il miele, il malto etc

Il pane nero al carbone in USA non è autorizzato

La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha una posizione restrittiva sull’uso del colorante carbone vegetale negli alimenti.

In sintesi:

• Colorante non autorizzato: il carbone vegetale (activated carbon / vegetable carbon)

non è inserito tra i coloranti alimentari approvati per un uso generalizzato negli alimenti. In particolare, non è previsto il suo impiego in prodotti da forno come pane e pizza e pasta.

• Distinzione d’uso: negli Stati Uniti il carbone vegetale è ammesso in ambito farmaceutico e come integratore (ad esempio per usi adsorbenti)

• Aspetti di sicurezza: la FDA ha storicamente sollevato attenzione su possibili criticità, tra cui la presenza di impurità (come residui indesiderati legati al processo di combustione) e la capacità adsorbente del carbone, che può interferire con l’assorbimento di nutrienti o farmaci.

Chiosa del Dottor Balanzone

Questo nero in tavola farà pure moderno, ma a me pare lutto gastronomico.

Si mangia prima con gli occhi, è vero — ma se l’occhio si deprime, lo stomaco protesta.

Troppo spesso la cucina è travestita: tanto colore, poco sapore e il buono non si maschera mai

Et bene memento: NON È UN’OPPINIONE… È UN ORRORE.