Il Fallimento di “GRAND TOUR ITALIA” e la Perdita dell’Identità Culinaria di Bologna”

Il Fallimento di “GRAND TOUR ITALIA” e la Perdita dell’Identità Culinaria di Bologna”

Ho letto con grande attenzione l’articolo sul Corriere della Sera del fallimento di “GRAND TOUR ITALIA” . Corriere di Bologna

Mi sono esposta anche in un’altra occasione e cerco di farlo anche oggi. Che la politica di Farinetti (parlo di FICO e GRAND TOUR ITALIA in questo momento) abbia fallito, questo è fuori dubbio. Io stessa sono andata una sola volta per capire che molte cose non funzionavano.

Ne dico una banalissima: perché io devo acquistare un olio pugliese in Emilia, fra l’altro super rincarato? Questo è nulla al confronto di tanti altri errori.

Bologna: Da Città a Realtà Metropolitana

Il mio commento oggi su quale argomento vuole virare? Molto semplice, e chiedo anche un confronto nel caso il mio pensiero fosse sbagliato. Un errore gravissimo è stato fatto: perché correre il rischio di affondare ancora di più? E qui mi perdo completamente.

Scrivo un pensiero libero e incondizionato, in quanto non vivo a Bologna e potrei nel caso avere una visione sbagliata. Bologna non è più una città, ma una realtà metropolitana. Milioni di turisti passano e vogliono visitare questa città!

La Trasformazione del Centro Storico

Leggo che tutto quello che la città di Bologna propone funziona. Ma non capisco molto bene cosa funziona? Vedo una città che ha un assalto al centro storico tipo street food di gente che mangia per strada tortellini in bicchieri di carta, focaccia, pizze e tanto altro. Un mio ultimo passaggio sotto il voltone del Podestà: un puzzo di urine spaventoso. A chi dare la colpa per questo? A Farinetti?

La Bologna che Era

Io mi ricordo una Bologna accogliente, affabile nei gesti e nei modi, con trattorie e ristoranti che si alternavano fra il lusso del Diana con camerieri in abito e papillon bianco e le sfogline in vetrina che stendevano sfoglie e chiudevano tortellini all’osteria di Tamburini, con le seggiole di paglia e prosciutti e salami che scendevano dal soffitto e tanto altro.

Come si fa oggi a parlare di tradizione bolognese quando queste realtà sono scomparse? Perché farlo? Perché investire su FICO ieri e oggi su una nuova realtà?

L’Amarezza per una Tradizione Perduta

Scrivo questo lungo post non per criticare, ma con una grande amarezza nel cuore. Io che la tradizione non l’ho mai abbandonata e ancora a Bologna do il massimo valore di avere dato tanto nel mondo con il lavoro costruito nel tempo, soprattutto sulla sfoglia emiliana.

A Bologna oggi si viene per mangiare, e questo purtroppo non lo ferma nessuno. Il turismo enogastronomico supera ormai quello culturale, e Bologna è capitale anche in questo.

Le Opportunità Mancate di FICO

Se io ho una realtà su Bologna che funziona e rende, perché dovrei spostarmi? Gli spazi di FICO e GRAND TOUR ITALIA , a mio avviso, potevano diventare un’oasi felice di tutta l’Emilia-Romagna e di tutte le province. Non tutti hanno il tempo di visitare altre città, e dentro questi spazi si poteva dare voce a tanta bellezza che si chiama Emilia-Romagna.

Forse sogno, forse sono romantica, ma dico qui la mia.

Il Successo delle Altre Città Emiliane

E allora cosa succede? Che Parma, che amo tantissimo come città con potenziale di successo turistico, come Ferrara che cresce ogni anno, stanno uscendo alla grande. Va detto inoltre che le associazioni non aiutano in questo, in quanto vorrebbero che il turismo rimanesse in città e non fuori. Ma le botteghe chiudono, e allora come si fa? Chiudiamo i buoi quando sono scappati dalle stalle?

Il Caso UNESCO e le Domande che Bologna Dovrebbe Farsi

Perdonate la schiettezza, ma lo faccio perché adoro Bologna e soprattutto amo tutti quegli eroi ormai scomparsi che hanno creato la cucina bolognese.

Per quanto riguarda l’aver perso il treno di entrare come Caput Mundi nella richiesta di far parte del patrimonio immateriale UNESCO, i bolognesi dovrebbero farsi alcune domande. Fatevi un giro sui video che sono in rete a riguardo.

Vince la Romagna con il cibo, e mancano tante altre realtà che creano il cibo. Come se per fare tortellini o un buon secondo non fosse necessaria una filiera per creare tutto questo.

Una Proposta di Apertura

Ultima domanda, ma potrebbe essere un suggerimento: perché Bologna non apre le sue strade anche ad altre province? Perché non ne ha bisogno, ecco la risposta, così come non ha bisogno di essere protagonista di essere il guru di cucina italiana. Non ne ha bisogno.

Bologna vive da sola… ma non è la Bologna che io ho amato tanto.

Le Scelte Strategiche

Farinetti avrebbe dovuto considerare tutto questo.

Grazie per la lettura, Rina.

Rina Poletti