
Sabato 18 aprile a Parma, la seconda giornata del Green Economy Festival 2026 ha portato sul palco un ventaglio di temi quanto mai urgenti: la crisi strutturale della moda e del lusso, le trasformazioni del mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale, la competizione globale per l’accesso alle materie prime strategiche e il valore della ricerca scientifica come leva competitiva. Il filo conduttore dell’intera edizione — “Il mondo tra 20 anni. Progettare prodotti e servizi per un pianeta a risorse limitate” — ha attraversato ogni intervento, componendo un quadro composito e stimolante che ha animato sale e corridoi del festival parmigiano.
La crisi del lusso: crescita di facciata e filiere a rischio
Ad aprire la giornata è stato Giuseppe Sabella, analista economico e direttore esecutivo di Oikonova, con una lettura del capitalismo contemporaneo. A seguire, il tema più scottante per il manifatturiero italiano: la crisi del settore moda e lusso, affrontata da Andrea Batilla, brand strategist e consulente, e Daniele Gualdani, amministratore unico di Lem Industries.
Batilla ha smontato alcune certezze consolidate nell’industria del lusso: “il lusso pensava di essere immortale”, ma la crescita degli ultimi anni è stata “per l’80% legata all’aumento dei prezzi”, non a una reale espansione della clientela. Una bolla ora sgonfia, con conseguenze già visibili. Gualdani ha descritto dall’interno le conseguenze per la filiera produttiva: dopo il rimbalzo post-Covid, molte imprese hanno scommesso su una crescita duratura e investito di conseguenza, ritrovandosi poi senza commesse. Il risultato è che aziende solidissime sono passate “nell’arco di pochi mesi da una fase di crescita a una situazione di chiusura”.
Ma il danno non è solo economico. Se la produzione si delocalizza, l’innovazione segue: come ha ricordato Gualdani, “l’innovazione successiva non viene creata da chi la pensa, ma da chi fa”. Perdere le fabbriche significa, nel tempo, perdere anche la capacità di inventare.
Agroalimentare, energie rinnovabili e catene del valore: ripensare la resilienza
Tra le sessioni della mattina, spazio anche alla filiera agroalimentare con Matteo Cavalli, responsabile Relazioni esterne del Consorzio del Prosciutto di Parma, e Carlo Galloni, presidente dell’Accademia del Prosciutto di Parma. Il dibattito si è poi allargato alle rinnovabili e al mix energetico del futuro, con un’analisi delle pressioni che oggi gravano sui modelli produttivi italiani ed europei: costi in crescita, dipendenze geopolitiche e obblighi di transizione da gestire senza perdere competitività.
Il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale: trasformazione o sostituzione?
Uno dei panel più seguiti ha riunito Cesare Azzali, direttore dell’Unione Parmense degli Industriali; Cristiano Boscato, amministratore delegato di Dinova; Loretta Chiusoli, direttrice HR del Gruppo Crif; Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna; e Roberto Siagri, amministratore delegato di Rotonium.
Boscato ha chiarito come l’AI stia intervenendo non sulle professioni nella loro interezza, ma sui compiti che le compongono: “non sostituisce le professioni, ma le singole attività che le compongono”. Una distinzione tutt’altro che banale, perché obbliga le organizzazioni a riprogettare i processi più che a licenziare persone.
Chiusoli ha insistito sul fatto che l’adozione dell’intelligenza artificiale sia “un percorso di trasformazione, non un’operazione tecnica”: senza un cambiamento culturale interno, la tecnologia rischia di restare inutilizzata o, peggio, di essere adottata male.
Siagri ha scelto un registro più filosofico: “l’intelligenza artificiale non ci toglie umanità, ce la sta tirando fuori”, spingendo le persone e le organizzazioni a interrogarsi sul senso del lavoro stesso. Più prudente la lettura di Azzali: “non si tratta di essere favorevoli o contrari, ma di capire se siamo davvero in grado di realizzare questa trasformazione”, con riferimento esplicito ai rischi di esclusione sociale. Colla ha portato la questione sul terreno politico: “è una tecnologia straordinaria, ma se non viene resa accessibile rischia di polarizzare”, ampliando le già profonde disuguaglianze esistenti.
Geopolitica delle materie prime: chi controlla le risorse controlla la transizione
Il pomeriggio ha aperto sul fronte internazionale con Henry Sanderson, già giornalista del Financial Times ed esperto di commodities e Cina. Il suo intervento ha messo a fuoco la competizione tra grandi potenze per l’accesso ai minerali critici, indispensabili per batterie, tecnologie pulite e infrastrutture digitali.
L’Africa è emersa come protagonista inattesa: continente ricco di risorse ma stanco di cedere materie prime senza ricevere valore aggiunto in cambio. Come ha osservato Sanderson, “i Paesi ricchi di risorse hanno un argomento forte: vedono la transizione energetica, vedono la domanda di batterie e chiedono un beneficio maggiore”. Nel frattempo, Stati Uniti ed Europa faticano a costruire filiere alternative a quelle cinesi — non solo sul piano estrattivo, ma anche su quello industriale e tecnologico.

Decarbonizzazione e nuovi equilibri: da una logica di cooperazione a una di competizione
Il dibattito sugli scenari internazionali ha visto protagonisti anche Giuseppe Sarcina, editorialista del Corriere della Sera, e Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, insieme alla giornalista Uski Audino.
Sarcina ha identificato un cambio di paradigma già in atto: “siamo passati da una logica di collaborazione sulla decarbonizzazione a una competizione sull’energia”, in cui sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia energetica diventano priorità assolute. Noci ha descritto la strategia della Cina: Pechino sta costruendo un sistema industriale ed energetico integrato, configurandosi come un vero e proprio “elettrostato”, capace di trasformare la transizione energetica in strumento di potere economico globale. Audino ha invece portato il caso della Germania, chiarendo come il Green Deal non sia la causa della crisi industriale tedesca, ma si inserisca in un quadro di difficoltà preesistenti legate a ritardi strutturali e trasformazioni già in corso.

Maria Chiara Carrozza: la conoscenza come infrastruttura strategica
Maria Chiara Carrozza, già Ministro dell’Università, già presidente del CNR e oggi docente di Bioingegneria all’Università Milano Bicocca, ha riportato al centro del confronto il valore strategico della conoscenza. Il suo intervento ha messo in relazione diretta ricerca scientifica, competitività industriale e capacità del Paese di restare rilevante nei processi di trasformazione globale.
La tesi è netta: non può esserci una transizione sostenibile e duratura senza investimenti costanti in formazione, ricerca di base e trasferimento tecnologico. La conoscenza non è un valore astratto, ma un’infrastruttura decisiva. Il rapporto tra università, ricerca e sistema produttivo è emerso come uno snodo chiave per accompagnare la trasformazione — e per evitare di rimanere indietro.
Demografia, Africa e salute globale: Don Dante Carraro porta la voce del Sud del mondo
La giornata ha affrontato anche temi demografici e sociali, con una riflessione sui nuovi modelli di ospitalità sostenibile e sulle implicazioni economiche del calo demografico. Il momento di maggiore intensità è arrivato con Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa – CUAMM, che ha portato una testimonianza diretta dal continente africano.
Il suo messaggio è stato chiaro: non esiste una transizione davvero sostenibile senza affrontare i divari nell’accesso a cure, infrastrutture, acqua, istruzione e opportunità. L’Africa non è soltanto un luogo di fragilità, ma uno spazio cruciale per comprendere le sfide del futuro — dalla crescita demografica ai cambiamenti climatici, fino alla necessità di costruire modelli di cooperazione più equi.
Premio Green Book 2026: vince Roberto Battiston con “Energia”
Nel corso della giornata si è svolta la cerimonia di premiazione del Premio Green Book edizione 2026. Il riconoscimento è andato a Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale all’Università di Trento ed ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, per il libro Energia. Una storia di creazione e distruzione (Raffaello Cortina Editore). Il volume propone una lettura accessibile e rigorosa del ruolo dell’energia nella storia dell’umanità e nelle sfide attuali della transizione. Il premio si conferma come uno degli appuntamenti più attesi del festival, capace di affiancare alla dimensione imprenditoriale una riflessione culturale di respiro divulgativo.
Federico Faggin chiude la giornata: tecnologia sì, ma con umanità al centro
A concludere la giornata è stato Federico Faggin, fisico e inventore, pioniere dei microprocessori — uno degli ospiti più attesi dell’intera edizione. La sua riflessione ha interrogato il rapporto tra progresso tecnologico e identità umana, richiamando l’urgenza di una visione etica capace di guidare l’innovazione, non solo di subirla.
In serata ha poi preso la parola Günter Blöschl, vincitore dello Stockholm Water Prize e docente di idrologia alla Technische Universität Wien e all’Università di Bologna. Blöschl ha approfondito i rischi alluvionali, le strategie di adattamento climatico e l’importanza della ricerca scientifica per la gestione delle risorse idriche — uno dei capitoli più critici dei prossimi decenni.
Domenica 19 aprile: le conclusioni con Paolo Giordano e la tavola rotonda finale
Il Green Economy Festival si chiuderà domenica 19 aprile con una tavola rotonda finale condotta da Filiberto Zovico, direttore di ItalyPost e del festival. I protagonisti saranno Gaia Baiocchi, titolare di Eli Prosciutti e vicepresidente del Consorzio Prosciutto di Parma; Renato Bruno, amministratore delegato di Bruno Generators Group; Alberto Figna, presidente di Agugiaro e Figna; Valentina Pizzamiglio, responsabile Ricerca Innovazione Competenze Sostenibilità del Consorzio del Parmigiano Reggiano; e Veronica Tibiletti, docente di Economia aziendale all’Università di Parma.
A chiudere l’evento sarà l’appuntamento “Educare al futuro” con lo scrittore Paolo Giordano, insieme a Irene Conversi, vicepresidente del Comitato Parma EYC2027 e delegata di Parma, io ci sto!, e Eleonora Urbanetto, membro del Comitato Parma EYC2027 e delegata del Consiglio Locale dei Giovani Parma. Le conclusioni sono affidate a Zovico.

Come partecipare: accesso libero con registrazione consigliata
Tutti gli eventi del Green Economy Festival sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: chi vuole avere la certezza di accedere deve registrarsi sul sito greeneconomyfestival.it, nella sezione Programma, seguendo le istruzioni per l’evento di interesse. L’accesso è garantito ai registrati online solo presentandosi almeno dieci minuti prima dell’inizio; i posti non utilizzati verranno messi a disposizione di chi si registra in loco.
Credits e partner:
Evento promosso da ItalyPost e L’Economia del Corriere della Sera. Con: Comune di Parma e UPI. Main partner: Crédit Agricole Italia, Davines Group, Iren. Knowledge contributor: Deloitte. Partner: Cisita Parma, Consorzio Parmigiano Reggiano, Consorzio Prosciutto di Parma, Fondazione Cariparma, Infomobility, DS Solutions. Contributor: Andriani, Haiki+, Noi Tech Park Südtirol/Alto Adige. Patrocinio: Università di Parma. Media Partner: Gazzetta di Parma. Curato da Post Eventi e Gruppo NEM Nord Est Multimedia.
