Fiere di Parma: bilancio 2025 da record, +22% di ricavi e piano da 65 milioni per il 2026

Fiere di Parma: bilancio 2025 da record, +22% di ricavi e piano da 65 milioni per il 2026

I numeri del bilancio 2025

Un anno fortemente positivo per Fiere di Parma, chiudendo il 2025 con risultati degni di nota nel panorama fieristico nazionale. I ricavi consolidati hanno superato 55 milioni di euro, segnando una crescita del 22% rispetto ai 45 milioni dell’esercizio precedente. L’EBITDA si attesta oltre i 14 milioni di euro, l’utile netto mostra un deciso miglioramento anno su anno e, soprattutto, la posizione finanziaria netta positiva mette a disposizione della società una liquidità di 35 milioni di euro da destinare ai prossimi cicli di investimento.

L’assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio e, alla luce di questi risultati, ha rinnovato la fiducia al Consiglio di Amministrazione in carica per i prossimi tre anni. Un segnale chiaro: il modello adottato funziona e merita continuità.

Diciotto anni di percorso e un CDA che resta al timone

La conferma del CDA non è una formalità: è il riconoscimento di un lavoro portato avanti con coerenza nell’arco di diciotto anni. Quel percorso ha trasformato Fiere di Parma in una delle realtà più solide e profittevoli del settore a livello internazionale. La sintonia tra soci privati e pubblici ha giocato un ruolo determinante: ha permesso di produrre valore tanto per gli azionisti quanto per il territorio circostante, e in questa direzione la società intende continuare a muoversi.

La visione di Antonio Cellie: crescita organica, talenti e internazionalizzazione

Antonio Cellie

Antonio Cellie, Amministratore delegato di Fiere di Parma, inquadra i risultati all’interno di una strategia di lungo periodo:

“I risultati del 2025 confermano la coerenza del nostro modello di business fondato su crescita organica e sviluppo attraverso alleanze strategiche. Avere più che raddoppiato ricavi ed Ebitda rispetto al periodo pre-Covid, accumulato 35 milioni di liquidità per il prossimo ciclo di investimenti, attratto e cresciuto i nostri numerosi talenti, non è un punto di arrivo, ma uno stimolo ad insistere su questa traiettoria. Una traiettoria costellata da partnership strategiche, acquisizioni e investimenti mirati e ponderati, internazionalizzazione di tutti i nostri prodotti e progetti. Le fiere producono valore per il territorio non solo durante le manifestazioni: lo producono attraverso l’indotto, le relazioni commerciali che attivano e la capacità di portare operatori internazionali in modo continuativo. È su questa funzione che continuiamo a concentrarci in futuro”.

Una dichiarazione che fotografa bene l’approccio della società: numeri e visione strategica vanno di pari passo. Il raddoppio di ricavi ed EBITDA rispetto al periodo pre-Covid non è il risultato di una congiuntura favorevole, ma di scelte precise e durature.

Piano industriale: 65 milioni di ricavi nel 2026 e 30 milioni di investimenti entro il 2030

Il piano industriale confermato fissa obiettivi precisi: nel 2026 i ricavi attesi raggiungono i 65 milioni di euro, con un EBITDA previsto intorno ai 18 milioni. Sul fronte degli investimenti, la società ha programmato risorse per 30 milioni di euro entro il 2030, da destinare sia a infrastrutture fisiche che ad acquisizioni esterne.

Più spazio per crescere: il nuovo padiglione da 17.000 mq e l’acquisizione delle aree limitrofe

Sul versante delle strutture fisiche, il CDA ha deliberato l’acquisizione di oltre 200.000 metri quadrati di aree a est e a sud del quartiere fieristico. A questo si accompagna la realizzazione di un nuovo padiglione multifunzionale da 17.000 metri quadrati. La decisione risponde a una necessità concreta già emersa nell’attuale ciclo fieristico: la saturazione degli spazi esistenti in corrispondenza degli eventi con maggiore domanda. Il nuovo polo garantirà una flessibilità operativa pensata sia per grandi manifestazioni che per eventi di medie dimensioni con esigenze logistiche articolate.

Strategia M&A: una decina di operazioni in valutazione tra Italia e mercati internazionali

Fiere di Parma ha attualmente in valutazione una decina di operazioni in ottica M&A, che toccano sia il comparto fieristico tradizionale che quello digitale, con un raggio geografico che include il mercato italiano e quello internazionale. L’approccio non è semplicemente acquisitivo: l’obiettivo è integrare realtà e i team che le guidano, secondo una logica di sviluppo federante che ha già caratterizzato la storia recente del gruppo. Non si comprano asset, si costruiscono alleanze operative.

Tuttofood chiude con presenze in crescita di oltre il 30%

Nel frattempo, Fiere di Parma si appresta a chiudere l’edizione di Tuttofood con un incremento delle presenze superiore al 30%, con una componente internazionale di rilievo tra i visitatori. Un dato che consolida ulteriormente la posizione della manifestazione come punto di riferimento del food & beverage professionale a livello europeo.

Il valore generato per Parma e per il territorio va oltre le manifestazioni

La lettura dei risultati di Fiere di Parma non può limitarsi ai numeri di bilancio. Come ricordano i vertici della società, il valore prodotto da una struttura fieristica si misura anche attraverso l’indotto generato, le relazioni commerciali attivate e la capacità di richiamare operatori internazionali in modo continuativo nel territorio. In questo senso, i 55 milioni di ricavi del 2025 sono solo la parte visibile di un impatto molto più ampio, che Parma e l’Emilia-Romagna percepiscono attraverso canali che vanno dall’ospitalità al commercio, dalla logistica all’export.

Ennio Barbieri