Chef Nobu e la Sardegna, un amore gastronomico

Chef Nobu e la Sardegna, un amore gastronomico

Nobu Matsuhisa è considerato uno degli chef più influenti del panorama gastronomico mondiale.

La sua cucina, capace di intrecciare la tradizione giapponese con suggestioni peruviane e ingredienti locali, ha conquistato le grandi capitali internazionali.

Eppure, di fronte alle eccellenze della Sardegna, il celebre chef continua a mostrarsi animato dalla curiosità di un autentico esploratore del gusto.

Lo dimostra nella sua esperienza in Costa Smeralda, dove la filosofia culinaria Nobu incontra una delle destinazioni più iconiche del Mediterraneo.

Nello scenario unico dell’Hotel Cala di Volpe, affacciato sulle acque cristalline e sulle inconfondibili sfumature turchesi che hanno reso famosa la Sardegna nel mondo, prende forma il Matsuhisa at Cala di Volpe, il ristorante firmato dallo chef giapponese.

La location è quella dell’iconico pontile progettato negli anni Sessanta da Jacques Couëlle, oggi trasformato in una raffinata destinazione gastronomica.

Il progetto nasce da una collaborazione avviata nel 2018 con un pop-up temporaneo e consolidata l’anno successivo con l’apertura del ristorante.

«Quando arrivo in un luogo nuovo cerco sempre di capire quali siano i prodotti che raccontano davvero quel territorio», racconta Chef Nobu. «In questi giorni trascorsi in Sardegna ho scoperto due anime complementari: quella del mare, con tonni, spigole e crostacei di straordinaria qualità, e quella dell’entroterra, profondamente legata alla pastorizia e alla tradizione delle carni».

Una scoperta che ha riservato anche qualche sorpresa. «Pensavo che il segreto della longevità della Sardegna, una delle celebri Blue Zone del pianeta, fosse soprattutto il pesce. Invece molte persone mi hanno parlato del maiale, dell’agnello e della forte cultura pastorale dell’isola», osserva sorridendo.

Nonostante ciò, il mare resta il suo principale punto di riferimento. «Ho trovato gamberi eccezionali, pesce freschissimo e ingredienti che meritano di essere valorizzati. Mi piace lavorare il più possibile con prodotti locali e integrarli nella filosofia della cucina Nobu».

Una filosofia che va oltre la tecnica e punta a creare un dialogo continuo tra culture e tradizioni diverse. Per questo lo chef immagina già nuove interpretazioni che uniscano melanzane sarde, crostacei del Mediterraneo e le sue celebri salse giapponesi.

Per Nobu, però, la Sardegna non è soltanto una fonte di ispirazione gastronomica. Rappresenta anche un modello di come l’alta cucina possa contribuire a rafforzare l’identità di una destinazione turistica.

«In questi giorni ho incontrato ospiti arrivati da New York, Miami, Dallas, Bahamas e da molte altre parti del mondo. La Costa Smeralda è un luogo unico, scelto da viaggiatori che cercano qualità e autenticità. Il cibo è una componente fondamentale di questa esperienza», sottolinea lo chef, che nel corso della sua carriera ha costruito uno dei marchi della ristorazione più riconosciuti a livello internazionale. «La soddisfazione più grande è vedere le stesse persone tornare anno dopo anno. Quando un ospite si sente accolto come a casa, significa che hai svolto bene il tuo lavoro. Vale per un ristorante come per una destinazione».

Una visione che si intreccia perfettamente con la storia del Cala di Volpe, simbolo dell’ospitalità in Costa Smeralda da oltre mezzo secolo. Il Matsuhisa occupa oggi gli spazi dello storico Bar Pontile, location resa celebre anche da alcune scene del film 007 – La spia che mi amava.

Se il presente è segnato da successi e riconoscimenti internazionali, per Nobu il futuro della gastronomia dovrà invece recuperare l’essenzialità. «La cucina di domani sarà semplice, fresca e salutare. Le persone sono sempre più attente a ciò che mangiano e cercano ingredienti autentici, preparazioni leggere e prodotti di qualità. Non credo nella complessità fine a sé stessa: credo nella semplicità».

Una filosofia che richiama da vicino ciò che lo chef apprezza maggiormente della cucina italiana, da lui spesso definita «semplice, fresca e ricca di sapore». Quando parla dell’Italia, infatti, il suo pensiero va subito al rispetto della materia prima e alla capacità di valorizzarla senza artifici. Un principio che ritrova anche in Sardegna, terra di biodiversità, prodotti identitari e tradizioni millenarie, dove il legame tra territorio e cucina continua a rappresentare uno dei più grandi patrimoni culturali dell’isola.